Anticipazione della settimana milanese del design. La moda mi annoia e, se proprio devo, scelgo il cross over. Il passaggio da un genere all’altro: dalla moda, appunto, al design. TransPlastic si chiama la collezione dei Campana Brothers, Humberto e Fernando, il creativo duo brasiliano che lancia la nuova collezione di oggettistica, dove fantasie plastificate si infilano nel bambù e viceversa. Ma sopratutto tira aria di festeggiamenti per i 10 anni di griffe nello show room di Melissa (calma, non è la velina Satta) in via Forcella che ospita i designer in quel ginepraio di stradine che fanno tanto boehemien. E adesso diamo i numeri. Melissa ha prodotto negli ultimi 30 anni 75 milioni di scarpe di plastica, lucida, opaca, trasparente, colorata, con il tacco, con il platform o piatta come una ballerina. E’ come se tutta l’Italia, la Svizzera e l’Austria insieme avessero ai piedi una creazione di Melissa. La plastica, ovviamente bio e riciclata, è il suo marchio declinato da vari creativi: da Vivienne Westwood a Jean Paul Gaultier, passando per l’archietetta-guru Zaha Hadid.

Dalla eco-plastica alla blefaro (plastica). Non si conoscono neanche, ma entrambe incarnano lo stesso ideale, quello del Grande Bluff. Come le chiama il mio suggeritore Maurizio Bertè: Miss Bluff  quella che non si sgonfia mai.

Presentazioni. Marina Castelnuovo, professione clone di Liz Taylor (senza i diamantoni abbaglianti, senza gli otto mariti adoranti e l’odioso barboncino bianco amato più degli otto coniugi messi insieme). Effettivamente la somiglianza con la divina di Hollywood c’è, ma da qui a scrivere un libro ce ne vogliono di red carpet: “Liz & Io. La sfolgorante escalation della sosia di Liz Taylor“. Un autentico falso d’autore!

Ma non basta. La copia ruspante di Liz si è infilata un paio di ali piumate bianco candido e, ocheggiante, ha appena finito di girare per la tv di Stato della Svizzera Italiana il docufilm “Io & Liz”, sulla sua vita vissuta in parallelo, in simbiosi e all’ombra dell’originale hollywoodiana. Non si candida agli Oscar, per il momento, ma sarà in concorso alla 12esima edizione del Baff Film Festival di Busto Arsizio (dal 29 marzo al 5 aprile). Seguirà acceso dibattito con il pubblico: come siamo arrivati al Big Bluff (dopo il Big Bang chi l’avrebbe mai detto).

Altro che la “Grande Bellezza”: nella Roma godona sfila la “Grande Bluffezza”. Faccette dal plissè stiracchiato e labbroni a canotto gonfiabile, alla presentazione del libro dell’ex venditrice di creme di beauté (ma lei si proclma docente di dermocosmesi), riciclatasi scrittrice al tempo della Grande Crisi. Ma non basta. Daniela Del Secco, una copia più imbalsamata della Carlucci (Milly), stessi abiti da cerimonia stile Barbie d’antan, si è appiccicata anche il più nobile D’Aragona. Ah già, il titolo del manuale “Come diventare marchesa” è un inventario di massime di grande spessore: per essere nobili nell’animo, bisogna essere umili e altruisti. Per mandare a casa il vegliardo e sonnolento parterre basta improvvisarsi la Callas de’ noantri e la Del Secco ce la mette proprio tutta a ululare al microfono il pucciniano ‘Nessun dorma’. Partecipa pure tu al concorso: “Il mio bluff è più bluff del tuo!”.
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