“Questa legge stabilisce principi, garanzie, diritti e doveri per l’uso di Internet…e determina le direttrici per attuarli…la disciplina sull’uso di Internet è fondata sul rispetto della libertà di espressione…”.

Inizia così la prima legge al mondo nella quale un Parlamento si fa carico di mettere nero su bianco i diritti fondamentali cui deve ispirarsi ogni disciplina e regolamentazione sull’utilizzo della Rete Internet.

Avrebbe potuto, probabilmente, essere una legge italiana o, meglio ancora, una proposta italiana di modifica ed integrazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea ma è, invece, una legge appena approvata dalla Camera dei Deputati brasiliana e, ora, in attesa di essere approvata dal Senato.

Avrebbe potuto essere italiana perché era il lontano 13 novembre 2007, quando a Rio de Jainero, il ministro della cultura brasiliano ed il nostro sottosegretario alle comunicazioni firmavano una dichiarazione congiunta impegnandosi a promuovere un Internet bill of rights, una carta di principi e diritti fondamentali che avrebbe dovuto occuparsi, tra l’altro di privacy, libertà di informazione, diritto di accesso alla rete e net neutrality.

Non è andata così perché il nostro Paese e l’Europa hanno scelto di darsi diverse priorità e di guardare alla Rete in una prospettiva diversa, da una parte più commerciale, economica e di mercato e dall’altra più come ad un nemico da controllare e, talvolta, combattere che come ad una straordinaria risorsa democratica, culturale e, naturalmente, anche economica.

Non è, però, mai troppo tardi per cambiare rotta e, quindi, vale la pena di leggere il c.d. Marco Civil appena licenziato dalla prima Camera del Parlamento brasiliano e provare a far tesoro di questa lezione di straordinaria civiltà giuridica e democrazia.

“La disciplina sull’uso di Internet in Brasile” – si legge nel Marco Civil – deve ispirarsi a principi come la garanzia della libertà di espressione, comunicazione e manifestazione del pensiero, la protezione della riservatezza e dei dati personali, la tutela della neutralità della rete e, tra gli altri – tutti egualmente importanti – la tutela della natura partecipativa di Internet.

Gli obiettivi delle leggi che riguardano la rete devono essere la promozione del diritto di accesso a Internet da parte di tutti, la promozione dell’accesso alle informazioni ed alla conoscenza ed alla partecipazione culturale ma, anche la promozione e la diffusione dell’innovazione e delle nuove tecnologie.

Principi ed obiettivi quelli sui quali il Marco Civil impone si ispiri la disciplina sulla rete in Brasile che appaiono anni luce lontano dalle leggi, i regolamenti e, soprattutto i tanti disegni di legge – per fortuna mai arrivati al capolinea – prodotti, negli ultimi anni, nel nostro Paese.

Un’autentica rivoluzione copernicana, un completo ribaltamento del punto di vista dal quale guardare alle cose della Rete rispetto a quanto, sin qui, accaduto in Italia e, sebbene con sfumature diverse, in molti altri Paesi europei.

“L’accesso a Internet è essenziale all’esercizio dei diritti di cittadinanza”, si legge all’articolo sette che poi prosegue elencando una serie di diritti fondamentali dei quali nessun utente della rete deve poter essere privato se non per ordine della sola Autorità giudiziaria – e non di una qualsiasi Autorità amministrativa come avviene da noi – sulla base di un’espressa previsione di legge – e non di un qualsiasi regolamento o atto amministrativo, come egualmente è avvenuto da noi -.

“La garanzia del diritto alla riservatezza e alla libertà di espressione nelle comunicazioni sono condizione per il pieno esercizio del diritto di accesso a Internet”, recita l’articolo 8, mettendo nero su bianco un principio, che può apparire ovvio e scontato ma che è ripetutamente tradito anche nelle democrazie, sulla carta, più evolute.

Il fornitore di accesso alla Rete deve trattare in modo non discriminatorio, tutti i pacchetti di dati che trasportano qualsiasi informazione senza distinzione per contenuto, origine, destinazione, servizio o applicazione, stabilisce, invece, l’articolo 9, dedicato alla neutralità della Rete.

Tanti i principi fissati dalla nuova quasi-legge brasiliana che meriterebbero di essere letti, assimilati e “tradotti in italiano” ma, ad una manciata di giorni, dall’entrata in vigore del Regolamento con il quale l’Autorità Garante per le comunicazioni si è auto-attribuita il potere di ordinare la rimozione di qualsiasi contenuto dallo spazio pubblico telematico sulla base di semplici segnalazioni ricevute via mail e senza neppure coinvolgere nel procedimento l’autore del contenuto non si può non ricordare quanto, a proposito, è invece stabilito nel Marco civil brasiliano.

In Brasile, se – come non vi è ragione di dubitare – il Senato approverà l’attuale testo del disegno di legge, ogni iniziativa a protezione del diritto d’autore, con specifico riguardo alla responsabilità degli intermediari della comunicazione, dovrà essere disciplinata da una specifica previsione di legge che dovrà tenere nel debito conto la tutela della libertà di espressione ed ogni eventuale ordine di rimozione di un contenuto dovrà, necessariamente, arrivare dall’autorità giudiziaria.

Non resta che augurarsi che il neo-Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, faccia tesoro della lezione brasiliana e decida di presentarsi a Bruxelles, in occasione dell’ormai imminente semestre italiano di Presidenza dell’Unione, con una proposta di modifica ed integrazione della Carta dei diritti fondamentali dell’unione europea che vi includa il lungo elenco di libertà e diritti di cittadinanza digitale attraverso il quale si snodano i 31 articoli che compongono il Marco civil, appena licenziato dalla Camera dei Deputati di Brasilia.