Chi ancora pensa che blockbuster e qualità siano contrari taccia, e taccia per sempre. In attesa del sommo, controverso, porno-autoriale Nymph()maniac di Lars von Trier, a rinfrescare l’asfittica offerta in sala ci pensano loro, gli americani, e non con un indie per fighetti, ma con un filmone mainstream, fumettaro e dal budget di 170 milioni di dollari: Captain America: The Winter Soldier.

Senza forse, il migliore cinefumetto della Marvel, l’unico a non uscire annichilito dal confronto con l’inarrivabile trilogia del Cavaliere Oscuro, firmata da Chris Nolan per la rivale DC Comics: sì, i gemelli in regia Anthony e Joe Russo fanno sul serio, gli sceneggiatori del primo Captain America (The First Avenger, 2011) Chris Markus e Stephen McFeely si superano e il direttore della fotografia Trent Opaloch non dimentica l’esperienza guerrilla-style di District 9 ed Elysium. All’insegna del “meno cartapesta digitale (CGI) e più botte dal vero” e “il vecchio è nuovo”, la loro sinergia creativa dà subito nell’occhio: ridotti drasticamente gli effetti speciali e la scala dei combattimenti, il teatro migliore per darsele, Captain America (ancora Chris Evans) e i cattivi, diventa un ascensore, la psicologia non finisce nel fuoricampo, la sensazione-guida è la paranoia, roba da anni ’ 70, da Tre giorni del Condor.

E si capisce perché, da sempre allergico ai blockbuster, il vecchio saggio Robert Redford abbia accettato il ruolo di Alexander Pierce, pezzo grosso del SHIELD e capo del World Security Council, e non appaia più imbalsamato e a disagio come nelle sue prove più recenti: l’effetto vintage lo ringiovanisce, meglio, attenua il contrasto. Sintomatica una sua battuta al direttore del SHIELD Nick Fury (Samuel L. Jackson), “Mandami Iron Man alla festa di mio nipote, e non solo per un saluto”: questo Captain America non è Iron Man, non è una gioiosa macchina da guerra per bimbiminkia, ma una riflessiva combinazione di entertainment e “autorialità”, filologia fumettistica e minacciosa attualità (Wikileaks e NSA, droni, libertà per sicurezza, etc.), doppiogiochismi vecchia scuola e action adrenalinico.

A far da scudo lui, Captain America, alias Steve Rogers, che dopo aver combattuto l’Hydra nazista finiva ibernato: scongelato 70 anni dopo, deve rimettersi in paro, ascoltare Marvin Gaye (Trouble Man), vedere i reaganiani Wargames e, orgoglio patrio, non perdersi Roberto Benigni. Soprattutto, gli intima il malconcio Nick Fury, non deve fidarsi di nessuno, forse nemmeno della bella e letale Natasha Romanoff / Black Widow (Scarlett Johansson), con cui pure flirta non poco: all’orizzonte, una nuova nemesi, il Soldato d’Inverno (Sebastian Stan), che gli appassionati Marvel sanno essere una reincarnazione, e un nuovo amico, l’ex parà (Anthony Mackie) trasformabile in The Falcon.

Ma non c’è tempo da perdere: si stanno per alzare in volo tre giganteschi “carri armati volanti”, con cui lo SHIELD potrà preventivamente annullare qualsiasi minaccia sulla faccia della Terra, ovvero uomini e donne futuribili terroristi. Il problema è millenario: quis custodiet ipsos custodes? Il problema è contingente: chi si cela dietro e dentro lo SHIELD? Rogers muove le mani, gioca a braccio di ferro col Winter Soldier e qualche verità la scopre: anche 007 abita qui, insieme al Bane di Nolan e un tot di fantascienza distopica ultima scorsa. L’obiettivo è superare i 370 milioni di dollari di First Avenger, nonché lanciare – rimanete in sala dopo i titoli di coda – il prossimo Avengers: Age of Ultron, sul set in Valle d’Aosta e in sala il 1 ° maggio 2015. Ma l’esperimento, si fa per dire, è un altro: può un ricco, fumettistico giocattolone riscoprirsi adulto? Ebbene sì, ma l’ultima parola è del botteghino.

@fpontiggia1

Il trailer 

Dal Fatto Quotidiano del 27 marzo 2014 

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