Questa non è una telenovela, è la cronaca in diretta dello scontro tra un espertissimo speculatore (Bill Ackman), che lo scorso anno ha individuato nella società Herbalife una grande occasione per guadagnare un bel pacchetto di milioni di dollari per se stesso e per i risparmiatori che hanno affidato il loro denaro al suo hedge fund ‘Pershing Square Capital Management’, scommettendo in borsa, con una classica operazione “short” (al ribasso), che il titolo Herbalife sarebbe presto crollato.

Ad Ackman sembrava un gioco da ragazzi. Chissà quante volte ha già usato questa collaudatissima tecnica per far guadagnare soldi sicuri al suo ‘Pershing Square fund’. Con le operazioni al ribasso si può anche perdere denaro, ma se si trova la preda ‘giusta’ il rischio è molto basso, o addirittura nullo in certi casi. E quello della Herbalife sembrava proprio uno di questi casi.

La Herbalife è, secondo Hackman, un gigante dai piedi d’argilla. La sua strategia di vendita, che sfrutta il lavoro di migliaia di produttori organizzati come agenti di commercio, ma che sono nella grande maggioranza solo dei volonterosi con grandi speranze e ambizioni, ma nessuna esperienza di vendita, è facilmente criticabile. Secondo lui sarebbe bastato far uscire sui media nazionali qualche ‘forte’ notizia che illustra in dettaglio l’evidente sfruttamento basato sulle illusioni di povera gente, e il titolo in borsa sarebbe sceso sensibilmente. Se poi si fosse riusciti a far intervenire la S.E.C. (Security Exchange Commission) e altri organismi federali a indagare sulla faccenda, il crollo della quotazione Herbalife in borsa sarebbe stato assicurato. E lui sapeva come fare a guadagnarci una montagna di dollari da questo scenario.

Infatti ha preparato per bene tutte le sue carte e si è posizionato ‘short’ in borsa  vendendo (lo scorso anno) titoli Herbalife per il valore di un miliardo di dollari quando erano valutati tra circa 45 e 50 dollari l’uno. Quindi si è messo in attesa del momento buono per acquistarli ad un prezzo più basso (1).

Ma le cose si sono subito messe male per Hackman, infatti non solo la Sec non è stata al suo gioco, ma in soccorso alla Herbalife sono presto intervenuti Carl Icahn, William Stiritz e George Soros, a loro volta tre potentissimi investitori molto noti (Icahan e Soros figurano attualmente al 18° e 19° posto rispettivamente nella classifica degli uomini più ricchi d’America). Subito i tre hanno dato grande fiducia alla Herbalife, dicendo che aveva ottime opportunità di crescita, e acquistando cospicue quote di titoli della società, ottenendo anche due posti nel Consiglio di Amministrazione.

La quotazione del titolo ha cominciato subito a salire invece che scendere. Ackman si e trovato così completamente spiazzato. In pochi mesi il titolo ha quasi raddoppiato il suo valore, superando in dicembre persino quota 80 dollari.

Icahn in particolare (che probabilmente ha preso la palla al balzo per togliersi qualche sassolino dalle scarpe con Ackman) ha preso una posizione molto forte a favore della Herbalife, concedendo anche interviste televisive dove dichiarava esplicitamente che aveva grande fiducia nella Herbalife e nei suoi prodotti.

Ackaman però non si è dato per vinto, mobilitando a sua volta un sacco di gente, e persino gli ex venditori della Herbalife e alcune organizzazioni sindacali.

E’ andato avanti così per settimane e mesi finché è riuscito finalmente a rompere il ghiaccio: la Sec, non potendo più ignorare, il chiasso mediatico provocato da questo scontro tra titani della speculazione finanziaria, finalmente ha deciso la scorsa settimana di aprire una indagine sull’operato di Herbalife.

E puntualmente il titolo è crollato in borsa di circa 7 punti percentuali, toccando nella giornata di ieri quota 52.86.

Ora Ackman poteva finalmente fregarsi le mani, la sua posizione non era ancora in guadagno, ma la perdita ora diventava abbastanza contenuta. Se la Sec arrivasse a scoprire qualche cosa di ‘storto’ nel modo di operare di Herbalife, il titolo potrebbe scendere ancora di molto. Proprio come aveva previsto Ackman in origine.

Ma la partita non è ancora finita. Adesso è Icahn che muove. Nella giornata di lunedì comunica che Herbalife ha approvato nel suo CdA la nomina di tre nuovi consiglieri scelti da Icahn (oltre ai due che aveva già). Di fatto questo significa che Icahn e i suoi alleati continueranno a sostenere con tutti i loro mezzi la Herbalife.

Basterà questo a far risalire il valore del titolo? Normalmente sì, ma la prossima mossa toccherà alla Sec.

Cosa deciderà la Sec? Chi vincerà questa partita?

Non sappiamo chi vincerà, ma sappiamo per certo chi sicuramente perderà comunque vada: la moltitudine di pseudo-agenti di commercio della Herbalife.

 (1)  L’ operazione “short” si effettua partendo dalla vendita di un titolo invece che dall’acquisto. L’operazione si chiude quindi solitamente, anche in tempi molto rapidi, con l’acquisto del titolo ad un costo inferiore, e quindi con un guadagno. Ma potrebbe anche concludersi con una perdita se l’investitore si trova costretto dopo qualche tempo ad acquistare il titolo ad una quotazione superiore a quella in cui l’aveva venduto. Comunque, poiché non si può vendere un titolo che non si possiede, lo speculatore se lo fa prestare nella quantità desiderata da qualche banca che lo tiene in deposito. Per fare queste operazioni occorre avere con quella banca una linea di affidamento per un importo adeguato all’entità delle operazioni che si vuole fare. L’investitore paga ovviamente alla banca una commissione per fare queste operazioni.