Questa volta sono generali dell’Aeronautica a riposo ed ex dipendenti di Alenia a chiedere, in un documento che ilfattoquotidiano.it è in grado di pubblicare, il “completo abbandono” del programma F35. “Sproporzionato” per le nostre esigenze belliche, e addiruttura dannoso “per la nostra industria tecnologica”.

Mentre negli Stati Uniti, dopo la recente bocciatura del Pentagono, un nuovo rapporto del Gao – la Corte dei Conti americana – avverte che i problemi emersi nel software degli F35 produrranno forti ritardi nelle consegne e aumenti dei costi così ingenti da mettere a rischio la sostenibilità finanziaria del programma, in Italia i vertici militari continuano a difendere a spada tratta i cacciabombardieri da ogni critica che gli viene mossa. Emblematica l’infastidita reazione del generale dell’Aeronautica Vincenzo Camporini, ex capo di Stato Maggiore della Difesa, alla relazione del gruppo Pd in commissione Difesa in cui si auspica, tra l’altro, una sospensione e un ridimensionamento del programma F35. “Un documento superficiale e sciatto” scrive sull’Huffington Post il generale, rivendicato il valore strategico e industriale di questi aerei da guerra.

Chissà qual è il giudizio di Camporini sul documento riservato che alcuni suoi colleghi generali dell’Aeronautica a riposo ed ex dipendenti di Alenia (Finmeccanica) hanno inviato alla commissione Difesa della Camera. Una riflessione estremamente critica – molto più dura del documento Pd – favorevole addirittura al completo “abbandono del programma” F35 (compresa la componente di velivoli a decollo verticale per la portaerei della Marina), giudicato “un progetto da superpotenza” sproporzionato per le esigenze strategiche del nostro Paese, per le quali “quel che abbiamo in termini di mezzi aerei e quello che è in via di immissione in servizio basta e avanza”.

“E’ significativo – osservano gli estensori del documento – che né Francia né Germania partecipano al JSF, solo Uk fra le potenze della nostra dimensione è nel programma; da notare però che Uk ha un bilancio della difesa che è tre volte il nostro ed inoltre ha un rapporto unico con gli Usa”. Inoltre con gli F35 – si legge nella relazione – “la nostra industria aeronautica retrocede agli anni 60”, cioè al livello di “manifattura su licenza americana”, “vanificando gran parte della crescita tecnologica e progettativa acquisita faticosamente” negli ultimi decenni, visto che nel programma JSF la nostra industria è “esclusa dalle aree tecnologiche più appetibili (motore, guerra elettronica, radar ed altri sensori, integrazione dei sistemi elettronici di bordo e stealth )” a causa dei “vincoli di segretezza posti dal Congresso su moltissime parti del progetto che devono rimanere di esclusiva pertinenza americana”.

Tra l’altro, aggiunge la nota in riferimento alle famose ricadute occupazionali, “nulla è garantito circa la nostra aspirazione di poter revisionare i velivoli Jsf che saranno dislocati in Europa”. Argomentazioni non ideologiche prodotte da militari ed esperti del settore, che il governo – certamente al corrente di questo documento – dovrebbe valutare con molta serietà.

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