L’Italia, anche con Matteo Renzi, continua a rimandare i problemi, ragiona con la “veduta corta” dei politici. Intorno a noi ci sono molti segnali di ottimismo (spread in calo, un po’ di ripresa, l’incoraggiamento che si riserva ai sopravvissuti), ma anche tanti che invitano alla prudenza. Se si mettono insieme le dichiarazioni di ieri di tre banchieri centrali, Ignazio Visco, Mario Draghi e Jens Weidmann, il messaggio arriva chiaro: i Paesi ad alto debito devono crescere, tanto e subito, oppure saranno stritolati dal combinato tra prezzi bassi (una quasi-deflazione) e vincoli di bilancio.

Dice Mario Draghi: “La politica fiscale può supportare la crescita assicurando una migliore composizione del consolidamento, meno focalizzata sull’aumento delle tasse e più sulle priorità di spesa”. Tradotto: chi – come Renzi – vuole tagliare le tasse per spingere i consumi fa benissimo, ma al contempo bisogna ridurre la spesa e togliere un po’ di ruggine dagli ingranaggi.

Ignazio Visco è ancora più chiaro: entro il 2016 l’Italia deve essere in regola col Fiscal Compact (e le altre regole), riducendo il debito pubblico di un ventesimo della parte che eccede il 60 per cento. Non servono “manovre correttive da 40-50 miliardi all’anno” o “un orientamento permanentemente restrittivo delle politiche di bilancio”, sarebbe sufficiente (e non è poco) una crescita del Pil al 3 per cento annuo per avere il pareggio strutturale di bilancio. Sintesi: o crescita o morte, causata da manovre draconiane o da procedure d’infrazione europee per violazione degli impegni di bilancio (con immediata perdita di credibilità, balzo degli spread, aumenti degli interessi sul debito ecc..).

Il terzo banchiere centrale Jens Weidmann, dell’inflessibile Bundesbank tedesca, sorprende il mondo evocando qualcosa a cui i tedeschi si sono sempre opposti: un quantitative easing fatto dalla Bce sul modello americano, cioè l’acquisto diretto di titoli dalle banche che li detengono in portafoglio (la Bce di solito usa i pronti contro termine, cioè prestiti in cambio di titoli in garanzia): “Non è fuori questione”. Weidmann è impazzito? Difficile, semplicemente forse il pericolo deflazione per la zona euro è maggiore del previsto. Oppure anche la Germania si è convinta che questo è il momento di stimolare la crescita, violando anche qualche tabù come quello degli acquisti diretti dalle banche. Sarebbe troppo malizioso pensare che Weidmann voglia solo aiutare le banche tedesche durante l’esame europeo dei bilanci condotto proprio dalla Bce.

L’Italia renziana, oltre ad agitarsi molto, deve scegliere con decisione tra le due sole opzioni rimaste a disposizione: o crescita o morte.

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Il Fatto Quotidiano, 26 marzo 2014