Noi italiani siamo un popolo democratico. Facciamo missioni di pace (Afghanistan, Iraq etc…), rispettiamo tutti, vogliamo bene a tutti. Siamo così appassionati di pace, democrazia e diritti umani che se qualche nazione che consideriamo amica, decide di non esser più corretta noi, e i nostri alleati democratici quanto noi, ci premuriamo di recidere i rapporti economici e commerciali. Questa dote della nostra nazione è ammirevole. Si sa che è meglio preferire i diritti umani, la pace, la democrazia a cose più futili e irrisorie come l’occupazione, uno stipendio a fine mese, la possibilità (tramite il suddetto stipendio), di dare un’educazione ai nostri figli, o comprarci una casa. Dopo tutto senza i diritti cosa saremmo?

Tanto è il nostro straripante amore per tutte queste virtù che siamo pronti (quanto meno i nostri governanti, non mi sento di parlare per la popolazione composta di imprenditori, manager, dipendenti e stagisti) a rinunciare a miliardi di euro di commercio. Facciamo un piccolo passo indietro nella storia. Nel 2011-2012 il governo Americano decide di spingere per nuove sanzioni contro l’allora Iran governato da Mahmoud Ahmadinejad. L’Unione Europea (democratica quanto l’Italia se non di più) decide di entrare nella partita con sanzioni simili. Il sistema di pagamento interbancario europeo Swift decide di estromettere le banche iraniane. Noi italiani, parte dell’Europa, in un momento in cui i nostri ministeri erano occupati altrove, decidiamo di tagliarci un paio di dita di commercio estero. Per esser precisi prima delle sanzioni con l’Iran noi eravamo il secondo partner commerciale. Per dare una proporzione una cifra del genere la sta cercando il governo Renzi!

Ora facciamo due conti sulla Russia.

Stando ai dati Istat nei primi sei mesi del 2013 l’interscambio tra Italia e Russia è cresciuto del 15,9%, più che con qualsiasi altro Paese Brics. Forse queste percentuali non rendono l’idea. La Russia rappresenta il principale mercato per il nostro export (nel 2012, 10 miliardi di euro, contro i circa 9 esportati in Cina). Riporto il punto di vista della ambasciata russa: “Se la tendenza continua così l’interscambio quest’anno supererà il record di 28,3 miliardi di euro, registrati nel 2012”.

Permettetemi di inquadrare il concetto. Noi dovremmo tagliare nei prossimi anni, grazie al fiscal compact e altre scelte fatte in seno all’Unione Europea, qualcosa come oltre 30 miliardi di euro all’anno di spese.

Secondo i dati Istat, l’anno scorso la meccanica è stato il settore più esportato, con un totale di 3,3 miliardi di euro (+1% rispetto al 2011). Al secondo posto e in crescita, come fanno notare dall’ufficio Ice di Mosca, vi è la moda, inclusi gli accessori, che la Russia nel 2012 ha importato dall’Italia per circa 2,1 miliardi di euro (+12,5%). Anche l’arredamento e l’edilizia crescono, segnando un +10,3% nel 2012 e un +11,2% nel 2013, con un valore di export, l’anno scorso, di circa 1 miliardo di euro. In questo comparto, la Federazione russa, con una quota di mercato di 5,3% (nel 2013) si posiziona quinta tra i maggiori importatori dal nostro Paese.

Lo stesso ambasciatore italiano Ragaglini discute il tema affermando che “La Russia è molto importante per il sistema italiano e molte aziende si sono salvate alla crisi per aver avuto l’intuito di sbarcare in questo mercato.” “Sono sempre di più le piccole e medie imprese che si affacciano sul mercato russo”, sottolinea il consigliere commerciale dell’ambasciata, Leonardo Bencini. “Ne è una prova la recente apertura a Mosca della sede di rappresentanza di Banca Popolare di Vicenza”, ha aggiunto il diplomatico, spiegando che iniziative come questa rispondono proprio alla crescente esigenza di internazionalizzazione delle aziende italiane.


Ora mi domando se noi Italiani democratici, grandi sponsor dei diritti umani decidiamo di partecipare alle sanzioni contro la Russia siamo sicuri che Putin non faccia l’opposto? Si parla spesso di sanzioni energetiche. Se Putin ci taglia il gas potremmo avere una bolletta un poco più alta. Invero non credo che il costo del gas salirebbe per vere mancanze di prodotto ma per la semplice speculazione finanziaria che ne deriverebbe. Cercherò di essere brutalmente pratico e fare un esempio perché ognuno comprenda bene cosa rischiamo di perdere.

Consideriamo il distretto produttivo di Monza Brianza, nell’ambito Lombardo, una delle aree maggiormente produttive, con un tessuto di Pmi che si battono ogni giorno per trovare nuovi mercati. Spiega il segretario generale della Claai-Confederazione Nazionale Libere Associazioni Artigiane, Marco Accornero “anche l’Italia sarà chiamata a prendere posizione in seno al G7 convocato appositamente per deliberare sanzioni economiche contro Mosca. In questo quadro, il rischio serio è che venga messo a repentaglio un mercato importante per l’export milanese come quello russo. Soprattutto per il settore legno-arredo, ma anche per oreficeria, calzature, tessile e meccanica fine. Temiamo che l’inasprimento dei rapporti con il governo Putin e l’applicazione di limiti restrittivi ai rapporti commerciali porterà gravissimi danni anche all’artigianato. Il mondo artigiano potrebbe risentire in modo pesante di questa crisi. Chiamati in causa non solo gli artigiani che esportano direttamente, ma anche l’indotto che ruota attorno ad aziende più grandi che hanno a loro volta come mercato di riferimento per l’export proprio la Russia.”

Ora con i dati Istat che menzionavo prima non è solo Monza e Brianza a rischiare di rimetterci: la Toscana con il suo cuore produttivo di Prato molto sviluppato in meccanica, tessile. Il Piemonte con le molte aziende fornitori di Fiat, forse ora un po’ meno fornitori con la scelta del gruppo di cambiare nome e residenza fiscale e societaria, il Veneto con i fornitori di Benetton (forse ora un po’ meno fornitori) alla ricerca di nuovi mercati e la Russia tra tutti, un mercato notevole.

Se sbattiamo in faccia la porta alla Russia, è possibile che Putin possa fare altrettanto. La Russia può permettersi di vivere senza I prodotti europei: il centro Asia, l’Africa, la Cina. Se l’Italia decide (o meglio sarà trascinata dall’Europa) di sbatter la porta in faccia alla Russia come ha fatto con l’Iran, quando ad un certo punto l’azienda per cui lavorate deciderà di ridurre il personale, fare ottimizzazioni, ridurre le ore lavoro perchè “quelle commesse coi russi” non sono arrivate be’ sarà il prezzo pagato per la “democrazia”.

@enricoverga