Degli stipendi mai pagati non si è vista nemmeno l’ombra. Almeno per ora. I 28 giornalisti della Voce di Romagna, senza busta paga da ottobre, sono ancora in attesa dei soldi. Nel frattempo, però, il proprietario del quotidiano romagnolo, l’imprenditore Giovanni Celli, ha proposto a tutti i dipendenti un accordo per recuperare gli arretrati. In sostanza, ha chiesto a ogni singolo lavoratore di attivare un finanziamento personale con una banca. Un prestito che la Voce s’impegnerebbe poi a restituire in rate trimestrali, interessi compresi, nel corso di quattro anni. In altre parole, i giornalisti, secondo il piano dell’editore, dovrebbero aprire un conto corrente nuovo di zecca al Credito di Romagna, per poi chiedere in prestito i propri soldi. Ossia quelli del lavoro mai pagato dall’azienda.

La richiesta è stata messa nero su bianco dallo stesso Celli in una lettera inviata a tutti i lavoratori il 22 marzo, e in possesso del Fatto Quotidiano. Nel testo si fa riferimento a una sorta di accordo con l’istituto bancario locale . “Come riferito fin dall’inizio – scrive Celli ai redattori – il finanziamento è personale. L’azienda monitorerà tutte le scadenze trimestrali e provvederà al pagamento degli interessi e del capitale anticipato a ciascuno di voi. In quattro anni, il prestito verrà totalmente rimborsato alla banca creditrice dalla Editrice La Voce”.

La procedura però non convince il presidente del sindacato nazionale dei giornalisti, Giovanni Rossi, che in queste settimane sta tenendo d’occhio la situazione del quotidiano romagnolo. “Mi sembra un’operazione inaccettabile e sconsiglio ai lavoratori di firmare. Il giornale fa affidamento sul finanziamento pubblico all’editoria, che però al momento è congelato. E se non dovesse essere erogato chi restituirà i soldi alla banca? I lavoratori? Non è possibile che i giornalisti debbano chiedere un finanziamento per avere i propri stipendi. Il prestito lo deve chiedere l’editore. Il rischio deve prenderlo lui”.

La redazione intanto è in subbuglio. Per avere i soldi arretrati alcuni giornalisti sono disposti a chiedere il prestito: mesi e mesi di lavoro senza vedere un centesimo non sono facili da reggere. Altri invece hanno già risposto no. Per convincere gli scettici, Celli si è detto disposto a firmare un documento, in cui s’impegna a titolo personale a pagare le rate. E ha posto come garanzia una parte del finanziamento pubblico del 2013, pari circa 450 mila euro. Fondi che però alcuni redattori temono non arriveranno mai. Anche per questo il comitato interno, eletto un mese fa per la prima volta in 16 anni di vita del giornale, ha chiesto un’ulteriore garanzia. Ossia che il documento di Celli sia controfirmato anche dal direttore della banca. Ma non sono solo i giornalisti al verde. Senza compenso anche i collaboratori, ai quali nel 2013 è stato chiesto chiesto di scrivere gratis, e alcuni fotografi. Questo mentre la Finanza sta portando avanti degli accertamenti sui conti delle società di Celli. Concentrandosi, tra le altre cose, anche sul pagamento dei contributi.