L’argomento è delicato e, quindi, merita cautela. Non ci si può, però, esimere dal formulare alcune considerazioni sull’annunciato taglio al capitolo sicurezza previsto nella manovra economica del governo. Chi scrive detesta il terrorismo psicologico e l’allarmismo ingiustificato, ma questa volta le grida arrivano dalle stesse forze dell’ordine, tutte, all’unisono, senza precedenti.

Gli apparati di intelligence e di polizia del nostro Paese sono tra i migliori al mondo. Ciò per la volontà e l’abnegazione di donne e uomini che lavorano senza sosta, mal pagati e spesso dotati di scarsi mezzi. I presidi sul territorio sono già al limite, quando invece la percezione di sicurezza dei cittadini è condizione essenziale per il vivere civile. Ma il diritto sacrosanto di avere meno delinquenti e criminali in circolazione si può realizzare solo monitorando gli strumenti disponibili per la sicurezza, non certamente riducendone la consistenza e, conseguentemente, gli effetti.

Al presidente del Consiglio sono già arrivati autorevoli suggerimenti (ricordo, fra gli altri, quelli di Roberto Saviano e Sonia Alfano) per il contrasto alla cosiddetta “Mafia Spa”, incentrati soprattutto sull’introduzione del reato di autoriciclaggio (ancora inspiegabilmente non avvenuta), sul rafforzamento dell’Agenzia per i beni confiscati, sull’introduzione del reato di voto di scambio e sull’inasprimento del regime carcerario del 41 bis.

Non vedo dunque come si possa pensare, senza indugiare un solo secondo ancora, di declinare in fatti e azioni gli impegni e le proposte – che il presidente Renzi si è impegnato ad accogliere – riducendo i già insufficienti investimenti in sicurezza.