La redazione di “Uao” (il sito www.uao.it sarà online a breve)  portale di informazione culturale  mi chiede di esporre alcune proposte da sottoporti per il rinnovamento della politica culturale italiana.
Non sto a dilungarmi sul fatto che negli ultimi 50 anni nel settore della cultura c’è stato un assalto al treno.
Cifre esorbitanti di denaro sono state distribuite all’interno delle lobby dei teatri “ufficiali”, spettacoli costati centinaia di milioni di lire sono stati visti da qualche migliaio di spettatori, fondazioni, comitati e bande varie di incapaci hanno ricevuto dallo stato cifre da capogiro per produrre il nulla culturale, a volte neanche quello. Centinaia di spettacoli ed eventi fantasma sono stati finanziati e mai rappresentati.
Bisognerebbe pensare a sistemi di valutazione, a comitati etici e artistici autorevoli e magari selezionare, per valutare i progetti, professionisti di chiara fama invece che oscuri amici di amici.
Ma al di là di questa questione che riguarda più la magistratura che l’arte credo sia necessario un cambiamento drastico di rotta. Da anni ormai paesi come la Danimarca o la Svizzera puntano sullo sviluppo dei gruppi amatoriali così come nel calcio si investe nelle squadre dei pulcini. Se vuoi grandi calciatori devi costruire molti campi di calcio e molti gruppi sportivi per bambini e adolescenti.
Arrivando a Basilea in treno mi sono stupito nel vedere un paio di chilometri di muro che costeggia la ferrovia ricoperti di meravigliosi murales realizzati da migliaia di ragazzi con autorizzazione e finanziamento del comune.
Nei giorni della mia permanenza in quella città straordinaria ho visto poi centinaia di giovani artisti esporre le loro opere ognuno nelle vetrine di un negozio. In questo modo tutti gli esercizi commerciali erano diventati una specie di Louvre di strada. I negozianti avevano così ottenuto la realizzazione di una vetrina fantasiosa per esporre i loro prodotti e passeggiare per le strade era diventata un’esperienza museale.
In Italia ci sono migliaia di scuole di danza, ginnastica artistica, teatro, canto, pittura e arti varie con centinaia di migliaia di famiglie coinvolte. Questi gruppi organizzano con grande impegno saggi e eventi, costruiscono scenografie, realizzano costumi e poi non hanno luoghi adatti dove esibirsi e finiscono per tenere i saggi di fine anno in palestre, con acustiche spaventose, niente palcoscenico, niente illuminazione decente. Un lavoro enorme che perde valore per mancanza di spazi minimi. E a questi saggi partecipano tantissime persone, spesso un migliaio a rappresentazione, perché arrivano genitori, fratelli, nonni e zii.
Un grande patrimonio di cultura e impegno che viene svilito dal disinteresse delle istituzioni. E intanto i teatri pubblici stanno chiusi oppure danno spazio e soldi a spettacoli con poche decine di spettatori.  Perché non iniziamo a concedere spazi adatti agli spettacoli a questi gruppi amatoriali? Per riuscirci sarebbe necessario qualche ritocco normativo… ci sono teatri pubblici che solo per aprire hanno un costo di 12 mila euro!!! Maschere, inservienti, pompieri e impianti di riscaldamento basati sullo spreco energetico più assurdo fanno lievitare i costi di base. Perché se faccio uno spettacolo in un teatro devo pagare un’intera squadra di pompieri mentre in un cinema con 10 sale o in una discoteca da 2 mila persone non ne è necessario neppure uno? Generalmente gli spettacoli non prevedono fiamme libere, esplosioni e simili. Quindi, possiamo cambiare la norma? (qualora non si faccia uso di effetti pirotecnici).
E perché un teatro DEVE pagare uno squadrone di maschere per poter aprire?
Un uso più razionale del denaro e la demolizione delle lobby succhiasoldi porterebbe a risparmi enormi.
Io prenderei tutto questo denaro e lo userei come ho visto fare a Copenaghen: durante un festival che durava una settimana il comune aveva pagato tutti i piccoli gruppi amatoriali perché si esibissero per la strada. Uno spettacolo straordinario! Tutta l’isola pedonale della città era disseminata da una varietà straordinaria di esibizioni: dal coro delle anziane donne cristiane alle bambine in tutù, dai clown ai danzatori di flamenco, dai giocolieri agli attori che recitavano l’Amleto, alle orchestre di ukulele e tamburi. E, ovviamente, un gruppo amatoriale che vede riconosciuto il valore del proprio lavoro da parte della collettività ne trae una grandissima motivazione che va a incrementare la passione; e ricevere anche qualche soldo e gli spazi per esprimersi moltiplica ulteriormente la voglia di fare. E i risultati non tardano a venire.
Diffondere passione per l’arte a livello di massa è uno strumento per sviluppare arte e cultura ma è anche uno straordinario sistema per fare fronte contro il disagio sociale, la depressione e la mancanza di autostima e determinazione. Investire sulle scuole e nei gruppi amatoriali, dando loro spazi e comprando i loro prodotti, è una pratica di grande valore per la crescita umana e sociale del paese.
E costa veramente poco rispetto a quel che dà.

In appendice direi che sarebbe bello se il sistema dei finanziamenti pubblici italiani e di accesso ai finanziamenti europei fosse completamente riformato. Dovrebbero esistere uffici che vadano a cercare i piccoli gruppi locali che hanno idee, passione ed energie per aiutarli ad accedere ai progetti europei e locali. Invece oggi i funzionari stanno chiusi nei loro uffici ad aspettare che i più intrepidi riescano a superare il muro orribile degli iter burocratici. Oggi le cose sono talmente complicate che alla fine o ti metti a produrre arte oppure impari a prendere i finanziamenti, pochi super umani riescono a fare entrambe le cose. E spesso così, al di là della corruzione, non sono favoriti i gruppi migliori dal punto di vista artistico ma quelli che hanno i commercialisti più bravi. E questo non è un bene per l’arte.