Tangenti “in parte da destinare ad esponenti politici non ancora compiutamente identificati”. Come in ogni inchiesta di corruzione che si rispetti la politica non manca mai. Anche se allo stato l’unico nome che emerge nella nuova tranche della inchiesta della Dda di Napoli sul Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti mai avviato ma per cui sarebbero già state pagate mazzette milionarie, è quello di Lorenzo Cesa. 

In principio fu l’emergenza rifiuti in Campania. L’input dell’inchiesta era stata quell’emergenza rifiuti in Campania, in particolare tra il 2006 e il 2009. Il Sistri dovuto escludere le infiltrazioni della criminalità organizzata e permettere una gestione chiara dello smaltimento di rifiuti e del suo tracciamento. “L’indagine realizzata, tuttavia, ha permesso di evidenziare che, purtroppo, l’ideazione di tale sistema ha dato modo di realizzare gravi condotte di illecito arricchimento ad opera di coloro che sono stati incaricati dal Ministero di studiare e di fronteggiare l’emergenza; arricchimento che, more solito, passa – scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – attraverso la corruzione di importanti esponenti del settore pubblico, incaricati di rivestire delicati compiti finalizzati alla soluzione dell’emergenza.

L’ipotesi delle tangenti destinate agli “sponsor politici”. L’ipotesi che somme di denaro provenienti dagli appalti Finmeccanicache oggi hanno portato a quattro arresti per il caso Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti – siano servite per per il pagamento di tangenti a “sponsor politici” è riportata dall’imprenditore Maurizio Stornelli, già indagato lo scorso anno nella vicenda degli appalti Sistri che oggi ha visto finire ai domiciliari su ordine del gip di Napoli Lorenzo Borgogni, ex direttore delle Relazioni esterne Finmeccanica, Stefano Carlini, ex direttore operativo della Selex service management e due imprenditori romani, Vincenzo Angeloni e Luigi Malavisi.

“Borgogni finanziò l’onorevole Lorenzo Cesa”. Stornelli ha fatto riferimento a tangenti nel corso di interrogatori resi ai pm della Dda di Napoli. In particolare l’imprenditore racconta di aver saputo da Nicola Lobriglio, titolare della società Sedin, che avrebbe ottenuto subappalti dal gruppo industriale, l’esistenza di presunti “sponsor politici”. Secondo Stornelli, Lobriglio “gli aveva raccontato che, tramite Borgogni aveva provveduto a finanziare con i soldi delle commesse ricevute da Finmeccanica i suoi sponsor politici, e segnatamente l’onorevole Lorenzo Cesa”. Lobriglio, secondo Stornelli, raccontava questa circostanza “come un dato consolidato ormai nel tempo e riferibile già ad alcuni anni prima, nel 2009″. Sempre Lobriglio “Mi raccontò che era prassi che i soldi ricavati dalle sovrafatturazioni delle commesse per Finmeccanica venissero poi destinati tramite i vertici Finmeccanica a finanziare i partiti ed in particolare, per quanto riguardava lui, il partito di Lorenzo Cesa. Non feci domande specifiche anche nel caso del Sistri in quanto lo ritenevo scontato”. 

Dall’ordinanza di custodia cautelare emergono anche altri particolari. I soldi ”servono al capo” diceva Vincenzo Berardino Angeloni quando riceveva il denaro (200 o 300 mila euro) tramite Maurizio Stornelli, suo fratello dell’imprenditore Sabatino Stornelli, che ha raccontato questi episodi agli inquirenti. Il capo, secondo Angeloni, sarebbe stato Lorenzo Borgogni. Sempre secondo le dichiarazioni di Stornelli, Borgogni in passato “chiedeva di mandare i soldi su un conto corrente in Inghilterra, anche se di massima il rapporto era mediato da Angeloni”.

Le borse piene di soldi portate nella sede di Finmeccanica. Lo stesso Angeloni – afferma Stornelli nelle dichiarazioni ai magistrati di Napoli – “gli aveva chiesto di consegnare a Guarguaglini (l’ex presidente Finmeccanica che è stato perquisito oggi e per cui il gip ha respinto la richiesta d’arresto, ndr) e a Borgogni due borse della squadra di calcio della Valle del Giovenco contenenti gli indumenti dei giocatori”. Dopo aver consegnato le borse, Angeloni avrebbe incontrato la sera stessa Sabatino Stornelli in un bar e gli avrebbe detto: “Hai capito a che cosa sono servite quelle borse?”, intendendo – scrive il gip – “che erano state usate per portare i soldi che lui stesso aveva consegnato la mattina in Finmeccanica”.

In una intercettazione del maggio 2013 – pochi giorni dopo l’arresto dei fratelli Stornelli eseguiti nella prima tranche dell’inchiesta – Maurizio Stornelli parlando con i familiari in carcere dell’interrogatorio previsto per il giorno successivo diceva: “un po’ di paura ce l’ho, no perché mi dovrà chiedere delle cose che io non so se le devo spiegare, perché coinvolgono persone importanti di Finmeccanica, capisci…”.

Lorenzo Cesa: “Totalmente estraneo”. Con una nota l’attauale segretario Udc smentisce ogni coinvolgimento e “dichiara di non essere al corrente di nessuno degli episodi descritti e si dichiara totalmente estraneo a quanto gli verrebbe attribuito da terzi. L’onorevole Lorenzo Cesa confida nell’attività di approfondimento della magistratura sul punto, con la certezza che al più presto verrà fatta la necessaria chiarezza sulla vicenda”.