Si è conclusa mercoledì 18 marzo 2014 una vertenza tra la Chiesa di Scientology di Torino e il quotidiano La Stampa a seguito di un articolo pubblicato il 4 novembre 2009, ritenuto diffamatorio da Scientology. La vicenda riguarda un articolo dal titolo Schiavizzata da Scientology. L’articolo si apriva così:

Segregata, privata dei soldi e di tutti i suoi averi, costretta a lavorare per mesi senza stipendio e indotta a diventare una seguace di Scientology. La storia – triste ed angosciante – di Marina (nome di fantasia), professionista torinese di 31 anni, sarà al centro di un’indagine giudiziaria della procura. In un lungo esposto, presentato dal suo legale di fiducia, Loredana Gemelli, racconta di un lungo «calvario», organizzato, in ogni dettaglio, da due presunti fedeli della Chiesa di Scientology: un uomo e una donna. Lui imprenditore, lei segretaria. Il primo rivestirebbe un ruolo di rilievo all’interno di una delle sedi del Nord-Est; la seconda sarebbe una «fanatica discepola» di L. Ron Hubbard, fondatore di Scientology, complice ed anche esecutrice di violenze psicologiche e vessazioni di ogni tipo.

Per l’articolo il direttore del quotidiano La Stampa e l’autore del’articolo erano stati rinviati a giudizio per diffamazione aggravata nei confronti della Chiesa di Scientology che aveva anche chiesto agli organi di controllo dell’Ordine dell’Ordine dei Giornalisti  e al Garante di competenza, di accertare la sussistenza di reati o di violazioni deontologiche. Le parti hanno però deciso prima dell’udienza di trovare una pacificazione bonaria

La Chiesa di Scientology ha pubblicato un comunicato sul tema in cui scrive:

“La notizia pubblicata – si legge in un documento firmato dall’Editrice La Stampa -…nel riportare il contenuto di una denuncia, aveva ad oggetto fatti e situazioni riferibili esclusivamente a condotte di persone fisiche ben individuate, fatti e situazioni non riconducibili alla Chiesa di Scientology.”

“Si tratta di un esito esemplare che permette di fare chiarezza una volta per tutte – spiega il portavoce della Chiesa di Scientology di Torino Giuseppe Cicogna – dimostra in modo lampante come la propaganda tramite falsi allarmi e istigazione all’odio perpetrati a volte sotto l’anonimato consentito dalla rete, altre volte da piccoli gruppi di sedicenti esperti, riesca di tanto in tanto ad influenzare anche i mezzi di informazione più seri e a creare pregiudizi e astio tra giornalisti e opinione pubblica nei confronti delle minoranze religiose”.