Arriva dall’America la notizia di un dispositivo che va inserito all’interno del corpo femminile. Stimolando con degli elettrodi le terminazioni nervose coinvolte nella trasmissione del piacere sessuale, eliminerebbe i problemi del mancato orgasmo della donna. L’evocazione del fumetto di Manara “Il gioco” è immediata. Nel fumetto era l’uomo ad avere in mano il congegno che faceva eccitare la donna in qualunque luogo lei si trovasse, in questo caso invece il dispositivo verrebbe applicato attraverso un intervento chirurgico e attivato da un generatore di segnale esterno: premendo un bottone la donna potrà avere il suo orgasmo. 
Il tutto è ancora in fase di sperimentazione e si attendono quindi i risultati definitivi, ma c’è già una ditta interessata a produrre e distribuire l’impianto sul mercato. 
 
Per comprendere meglio l’impatto di questa possibile distribuzione dobbiamo ricordare che la difficoltà a raggiungere l’orgasmo, anche a fronte di una eccitazione percepita, interessa il 10- 15% delle donne ed è spesso causata da problemi che riguardano la relazione di coppia. Si tratta di una vera e propria disfunzione sessuale che viene affrontata, con buoni risultati, con la terapia sessuale. La donna che lamenta questa mancanza si sente spesso diversa dalle altre e percepisce di perdere qualcosa di importante per sé e per il partner nell’esperienza sessuale.
Spesso queste donne chiedono, a volte in modo retorico altre volte con la speranza reale, di avere una soluzione magica a questa difficoltà, e la sofferenza che si percepisce dietro questa richiesta è la chiave per poter lavorare con loro sul tema del piacere.
Non possiamo sapere se il dispositivo, una volta messo in commercio, troverebbe seguito. Si tratterebbe pur sempre di sottoporsi ad un intervento chirurgico, che per quanto semplice andrebbe a coinvolgere comunque delle zone importanti, ma questo ci permette di riflettere su un aspetto che spesso viene tralasciato. Sempre di più negli ultimi decenni si stanno studiando, sperimentando e commercializzando farmaci che possono facilitare la funzione sessuale in caso di difficoltà, attualmente però ci troviamo ad avere diversi rimedi per l’uomo, mentre per la donna si fa sempre fatica a individuare qualcosa che possa intervenire efficacemente sulla sua sessualità. Complessità del tema? Meno interesse delle donne, quindi meno mercato? Troppi ricercatori maschi? Difficile dare una risposta univoca.
Avere diverse possibilità aiuta a scegliere e a costruire su misura il proprio percorso di “cura”. La grande frustrazione con cui si confronta il professionista della salute sessuale, il sessuologo nello specifico, è quella di non poter aiutare le donne che soffrono di una disfunzione sessuale come conseguenza di una patologia organica. La psicoterapia aiuta a elaborare il dolore e l’impotenza, che è già molto, ma certo non a rispondere al desiderio della donna di vivere una sessualità completa. Non so se il dispositivo di cui sopra potrà mantenere quello che promette, ma la ricerca neurobiologica potrebbe essere una strada da seguire, non tanto per la realizzazione del “bottone giusto” quanto per dare una opportunità di accesso al trattamento a tutte le donne.