Una premessa è doverosa. La parità di genere in generale è una cosa giusta e normale in una società civile e moderna. Occorre però capire nello specifico, ossia la legge elettorale, come questo tema possa essere affrontato. Ricordiamoci che la nuova legge elettorale non prevede le preferenze. Sostanzialmente la differenza con il vecchio Porcellum risiede nell’aver aumentato le circoscrizioni elettorali e quindi aver accorciato le liste di nominati. Pertanto, come già accadeva, i segretari dei partiti decideranno chi potrà essere eletto e chi no.

Il Pd, come la scorsa volta, potrà fare le cosiddette Parlamentarie, ma per onestà intellettuale dobbiamo anche ricordare che molti sono stati inseriti direttamente dal segretario senza aver partecipato alle primarie. Alcuni invece sono stati salvati nonostante le Parlamentarie le avessero perse. Insomma senza preferenze i voti nel territorio non contano. Contano altre qualità. Su questo punto possiamo giocare a far finta di non sapere come vadano le cose all’interno dei partiti. Possiamo fare i puritani e gli ingenui. Possiamo girarci dall’altra parte e riempirci la bocca di grandi principi morali ed etici. Ma tutti sappiamo come vanno le cose quando viene dato il potere ai segretari di scegliere direttamente i parlamentari. E quindi: logiche di corrente e logiche non logiche.

Veniamo alla parità di genere. Chi ha partecipato alla formazione delle liste elettorali già si mette a ridere sotto i baffi. In generale le donne in politica sono poco numerose. E questo fatto può dipendere da tanti aspetti. Ma questo è un dato oggettivo a cui non ci si può sottrarre. In molti casi e in molte competizioni elettorali oramai non si parla più di competenze o meritocrazia. Si usa il finto parafulmine della parità di genere. E tutti sanno che spesso e volentieri vengono inserite donne solo per coprire un buco nella lista. O vengono inserite all’ultimo momento senza alcuna competenza o peso elettorale.

Parlare di quote rosa per la politica è veramente ipocrita. Non ricordo questo concetto nel mondo del lavoro o nei vari altri settori. Non vorrei poi arrivare al paradosso di dover parlare di “quote azzurre”. Innegabile è che in alcuni altri liberi settori le donne per le loro qualità intellettive superano abbondantemente gli uomini. Ad esempio nel mondo della scuola o in altri campi. E sono settori dove contano le competenze e le proprie qualità. Non di certo il genere.

Insomma parlare di quote, come riserve indiane, appare semplicemente riduttivo e demagogico. E se un domani, in politica, le donne per i loro meriti potessero superare numericamente gli uomini cosa accadrebbe? Bloccheremmo la loro ascesa introducendo un limite di parità di genere? Inserire per legge un 50 per cento uomini e un 50 per cento donne è un’imposizione concettualmente giusta ma in pratica sbagliata. Questo è il solito finto problema che distrae l’opinione pubblica dalle cose reali e concrete. E di certo non ci sarebbe se ci fossero nuovamente le preferenze. Donne o uomini poco importa. La cosa importante è che siano persone possibilmente preparate, competenti e soprattutto coerenti. Di certo vedere e sentire finte lamentele da certi parlamentari fa sorridere. Togliamo le quote e liberiamo il Paese da queste riserve mentali.