Dalla Campania alla Puglia, dalle aziende in odor di camorra a Manlio Cerroni. S’intrecciano ruoli, date, coincidenze, sotto il nome di due discariche: quella di Pianura, a Napoli, e la Formica, a Brindisi. Una storia che riemerge dal fondo di un pozzo di visure camerali e atti parlamentari, in grado di restituire un tetris perfetto. E che inquieta. Specie ora che non lascia ma raddoppia l’impianto brindisino, al centro di un processo per smaltimento illecito di rifiuti e adesso gestito sotto il controllo di un amministratore giudiziario. Alla Formica Ambiente srl, infatti, la Regione Puglia ha concesso il rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale. E’ la patente che, nei prossimi cinque anni, consentirà un ampliamento di volumetria fino a 1,5 milioni di metri cubi, destinati a ospitare rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi trattati.

Un provvedimento in grado di girare il dito nella piaga: solo la Provincia si è opposta. Pareri favorevoli con prescrizioni sono arrivati, invece, da Asl, Arpa e Comune. Eppure, ci si aspettava qualcosa di diverso, di molto diverso, dopo l’annuncio del sindaco Mimmo Consales: nel settembre scorso, prendendo le distanze dall’ok rilasciato dai suoi uffici, aveva garantito che si sarebbe opposto “con fermezza al riavvio dell’attività” e che “alla conferenza dei servizi decisoria” sarebbe stato “fornito un parere definitivo e complessivo sottoscritto dal primo cittadino e in cui si esprime chiaramente ed inequivocabilmente la posizione di netta contrarietà per l’aggravio del carico ambientale”. Quel primo lasciapassare non è stato, tuttavia, “mai revocato”, ricorda la Regione.

Alla fine, carta canta. E canterà ancora, almeno fino al 2019. Al di là di quanto potrà stabilire il Tribunale di Brindisi. Al di là della storia, piena di zone d’ombra, che grava sulle spalle della mega discarica. Fa parte della galassia di Manlio Cerroni, ora, la Formica. Ed è nata come cugina dell’altra diventata simbolo di Gomorra. C’è un filo rosso a collegare le due realtà. Ed è possibile ritrovare il bandolo della matassa solo attraverso un nome che fa la spola tra il prima e il dopo, tra l’era della contiguità con la Elektrica spa targata Di Francia e La Marca, le famiglie che gestivano Pianura, e quella degli affari che fanno capo all’ “ottavo re di Roma”. Il nome è quello di Vincenzo Fiorillo, arrestato dai carabinieri del Noe di Lecce il 19 marzo 2009, quando le indagini scoperchiarono il vaso di Pandora: migliaia di tonnellate di scarti industriali contaminati sarebbero finite nell’impianto brindisino, con la complicità di chimici che avrebbero falsificato le analisi. Fiorillo, in quel momento, era consigliere di amministrazione della Formica Ambiente, carica cessata un mese dopo il blitz, assieme a quella dei consiglieri Franco Scarafoni e Francesco Rando e del presidente del cda Piero Giovi.

Questi ultimi due sono storici uomini di fiducia di Cerroni, finiti assieme a lui ai domiciliari, a gennaio scorso, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nella capitale. E’ riavvolgendo il nastro, ancora, che si arriva a Pianura. Prima della Formica Ambiente srl e fino a metà anni ’90, la discarica pugliese è appartenuta alla Ines Sud srl. Stessi soci della prima, il tandem Vincenzo Fiorillo – Vittorio Ugolini; amministratore unico Giuseppe Giordano. Chi era? Direttore tecnico, guarda caso, della Elektrica fino al 1988, rimase a Brindisi fino al ‘92, quando venne travolto dallo scandalo sullo smaltimento illecito delle ceneri della centrale a carbone di Cerano. Al suo posto, dopo vari passaggi, è arrivato Francesco Rando, di cui sopra, il braccio destro di Cerroni. Ma non è tutto.

Altri nodi confermano le relazioni sull’asse Napoli- Brindisi già da vent’anni fa. Fiorillo e Ugolini possedevano la Sir srl, che aveva la stessa sede della Elektrica. Nel loro portafoglio, inoltre, c’era la Rona srl, che tra i suoi soci annoverava Francesco La Marca, negli assetti anche della Elektrica. Per venire a tempi più recenti, c’è la Slia, altra azienda dell’impero Cerroni: per anni ha gestito la raccolta dei rifiuti a Brindisi, oltre cha a Napoli, dove poi, incappata in una informativa antimafia, ha ceduto il passo alla veneta Enerambiente. Amministratore delegato di quest’ultima l’avvocato brindisino Giovanni Faggiano, noto perché, nell’ambito della tangentopoli brindisina, è stato condannato in primo grado e assolto in appello, nel 2010, dall’accusa di favoreggiamento nei confronti dell’ex sindaco Giovanni Antonino. Al timone di Enerambiente, Faggiano è rimasto fino al 2012, quando è stato arrestato per presunte truffa, estorsione e corruzione. In manette, per appalti irregolari, era finito pure l’anno prima. Così la matassa del passato si srotola. Quella del futuro, invece, torna ad aggrovigliarsi.