Ieri e oggi a Genova, nel nome e sulle orme di don Gallo, si sta discutendo di droghe. Una riflessione che arriva a due settimane dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha abrogato quasi del tutto la legge Fini-Giovanardi. Ritorna il trattamento differenziato tra droghe leggere e droghe pesanti e le pene sono complessivamente assai ridimensionate. Per tutti coloro che sono in carcere a causa di quella legge, si apre ora la trattativa con il giudice per un ricalcolo equo della pena.

Siamo a un bivio. Il Governo e il Parlamento possono fare almeno tre cose diverse. La peggiore è lasciare la meglio all’asse Giovanardi-Alfano, che può insistere sulla via proibizionista e punitiva riproponendo una nuova legge che assomigli alla precedente. A Fini si sostituirebbe Alfano. La via mediana vedrebbe invece una legge di compromesso che tenga conto della sentenza della Corte, risolva i problemi tecnici e normativi legati alla sovrapposizione delle due leggi nel tempo, ma non cambi sostanzialmente paradigma. La terza e più auspicabile strada è il cambiamento di strategia: si abbandona la war on drugs, si guarda a modelli sperimentati di legalizzazione (Colorado, Uruguay), si restituisce spazio alle politiche di riduzione del danno. Si guarda avanti e non indietro.

Un primo passaggio in questa direzione lo potrebbe fare il Governo smantellando il Dipartimento Anti-Droghe e ricollocandolo dentro il Ministero del Welfare, così dandogli una vocazione e una finalità maggiormente sociali piuttosto che di prevenzione criminale. È poi fondamentale che a dirigerlo sia qualcuno che abbia una storia differente rispetto a quella dei cultori della proibizione. Di nomi se ne possono fare tanti. Nel nome e sulle orme di don Gallo, si liberi il tema delle droghe da politiche e da volti stereotipati.