Mentre i militanti si pronunciano online sull’espulsione di quattro senatori critici verso Beppe Grillo, nel Movimento Cinque stelle tira aria di scissione. Dopo il sofferto voto notturno dell’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari contro Battista, BocchinoCampanella e Orellana, che avevano criticato l’atteggiamento di Grillo nell’incontro con Renzi, diversi colleghi dei quattro vengono allo scoperto e annunciano dimissioni per solidarietà se l’espulsione diventasse definitiva dopo le consultazioni sul web, che terminano alle 19. “Adesso deciderà la rete, spero confermerà il verdetto della assemblea, così noi siamo un pochino meno ma molto, molto più coesi e forti“, ha scritto il leader M5S sul suo blog, augurandosi che i militanti approvino la linea dell’assemblea. La modalità di voto, però non consente agli elettori di esprimere singole valutazioni riferite ad ogni senatore (foto). Quindi, la scelta è in blocco: “salvare” tutti o nessuno. Al contrario in assemblea hanno votato per ogni singolo parlamentare. I parlamentari disposti a lasciare sarebbero una trentina, fra deputati e senatori. E a costituire un gruppo autonomo, in particolare a Palazzo Madama, dove i numeri sarebbero sufficienti. Intanto i quattro dissidenti non attendono passivamente il verdetto del web, ma contrattaccano con un video in cui fanno valere le loro ragioni e denunciano manovre contro di loro. Il risultato alle 19: oltre 29mila persone hanno votato l’espulsione dei quattro dissidenti. In 13mila si sono espressi contro la cacciata. 

Rischio scissione in Parlamento – Al voto di oggi sulle espulsioni è appesa la compattezza del Movimento 5 Stelle perché alcuni parlamentari sono disposti a seguire i dissidenti “sfiduciati”. Per i senatori si parla di dimissioni da Palazzo Madama e non semplicemente dal gruppo parlamentare, motivate dalla “mancanza di democrazia” interna. Oltre ai senatori 5 stelle Alessandra Bencini, Laura Bignami e Maurizio Romani (il primo a rassegnare le dimissioni), anche Maria Mussini, Monica Casaletto e Cristina De Pietro avrebbero confermato l’intenzione di lasciare a sostegno dei quattro “dissidenti”. Poi ce ne sarebbero altri 4. La conta arriva a quota 14: dieci pronti ad andar via più i quattro che la rete potrebbe espellere dal gruppo in queste ore. La senatrice Elena Fattori, ai microfoni di Sky Tg24, spiega che sono “una decina i senatori che stanno rassegnando la dimissioni, altri le rassegneranno e sono irrevocabili, perché non hanno compreso il gesto dell’espulsione dei 4 senatori e non hanno condiviso anche le modalità. Avremmo voluto prima confrontarci con i 4 dissidenti“.

Intanto, nella sala della III commissione del Senato è in corso una riunione dei senatori M5S sulla situazione che si è creata. Si racconta di pianti e grida, in un clima ancora più teso di quello dell’assemblea di ieri notte sulle espulsioni. Secondo quanto riporta Corriere.it per il senatore Roberto Cotti “sono più di 30 i senatori pronti a difendere” i dissidenti e a costituire un gruppo autonomo. Al contrario, alla Camera non ci sono i numeri, spiega la deputata Paola Pinna, visto che è necessario un minimo di 20 parlamentari per formare un nuovo gruppo.

 

Durante l’incontro, però, esplode il caos. Circa 12 senatori abbandonano la riunione dopo un diverbio con il capogruppo, Vincenzo Santangelo che avrebbe rigettato la richiesta di invalidare il voto dell’assemblea di martedì notte. Il senatore Lorenzo Battista avrebbe infatti chiesto al capogruppo di contattare Grillo e annullare la procedura messa in moto per l’espulsione. Santangelo, sprezzante, avrebbe risposto: “Te ne puoi pure andare”. Così Battista, con al seguito una decina di colleghi, ha lasciato l’assemblea confermando che “ce ne saranno ancora di più”. Nel corso dell’incontro sono volate parole grosse. Qualcuno dello staff, riferiscono fonti di agenzia, si è rivolto a una senatrice dandole della “cagna”, al punto che l’onorevole, riferiscono, si è allontanata dalla riunione singhiozzando. Gianluca Castaldi nasconde gli occhi rossi dietro un paio di occhiali da sole. “Qui stiamo dimenticando -dice, prima di infilarsi in ascensore- che siamo persone, persone semplici”. Anche la dura Paola Taverna, pur tenendo il punto sulla necessità di mandare via Orellana e gli altri, ammette che c’è “grande dispiacere, stiamo soffrendo tutti”. Ma è difficile, soprattutto alla luce della riunione di oggi, riuscire a ricucire. “Ora c’è solo voglia di vendicarsi -dice una delle senatrici che lascia l’assemblea al seguito di Battista- questi sono peggio dei fascisti“.

Quello delle dimissioni ipotizzate da alcuni eletti è un gesto di rottura che secondo Riccardo Nuti è strettamente legato all’obbligo di restituzione dell’indennità che, chi è fuoriuscito, non ha più. “Quando si muovevano accuse di poca democrazia nel Movimento e noi spiegavamo che tutto accadeva per non restituire i soldi di parte dell’indennità come da regolamento 5stelle, a distanza di mesi possiamo dire che avevamo ragione. Chi ha lasciato i gruppi parlamentari o è stato espulso non restituisce più nulla”. 

A Montecitorio, invece, solo da Alessio Tacconi, per ora, arriva una dichiarazione di sostegno ai colleghi dell’altra Aula via Twitter: “Massima solidarietà ai senatori. Consideratemi il quinto” (video). E se al Senato i dissidenti M5s minacciano dimissioni, alla Camera i deputati “fuori linea” non pensano, per ora, di passare al contrattacco. Nessun annuncio di dimissioni, nessuna ipotesi di staccarsi dal gruppo per trasferirsi al Misto in attesa di costituirne uno di ‘fuoriusciti’ come potrebbe, sulla carta, avvenire al Senato.

 

Giarrusso: “Mozioni a mio nome che non ho mai firmato” – Come se non bastasse, il senatore Mario Giarrusso (contrario alle espulsioni) denuncia: “Risultano depositate a mio nome due richieste di sfiducia per due ministri del governo in carica”. Si riferisce a quelli nei confronti di Federica Guidi (Sviluppo economico) e Giuliano Poletti (Lavoro), presentate lunedì al Senato dal capogruppo M5S Vincenzo Santangelo e motivate dai loro “enormi conflitti di interesse”. Un documento al quale Giarrusso non avrebbe mai apposto la sua firma e di cui Palazzo Madama, peraltro, ha respinto l’inserimento nel calendario dei lavori. “Non avendo mai firmato alcunché e non avendo mai visto simili atti domattina depositerò presso le autorità competenti denuncia penale carico dei responsabili”, ha precisato Giarrusso. “E’ un atto che viola le regole che avevamo sottoscritto al momento della candidatura e che prevedevano la condivisione in assemblea delle scelte del gruppo. Purtroppo era già successo una volta ed il responsabile era stato duramente richiamato. Inutilmente, però. E’ evidente che il responsabile non ha nulla a che fare con il Movimento 5 Stelle ed avendo violato regole fondamentali ho chiesto che venga deferito alla assemblea congiunta per la sua espulsione. La mia firma sui documenti in questione non c’era e quindi chi si è reso responsabile ne risponderà nelle sedi giudiziarie preposte. Io credo che il Movimento vada difeso da quanti lo vogliono snaturare, violentandone la natura democratica e partecipativa, per non parlare della violazione delle semplici regole della buona fede. A riveder le stelle”, aggiunge.

La difesa dei “dissidenti” – I quattro “dissidenti”, però, affidano a un video la loro difesa in cui spiegano le loro motivazioni, ribadiscono di essere del M5S e assicurano che regole violate, per procedere con l’espulsione, non ce ne sono. “In questa vicenda – esordisce Orellana – ci sono delle verità e dei principi da affermare: la verità è che il Movimento nei gruppi territoriali non ci ha mai sfiduciati con un voto assembleare, né nel caso mio a Pavia né nel caso di Palermo per i colleghi Bocchino e Campanella. Questa è la verità. Il mio comunicato porta addirittura la firma di meetup inesistenti”. “A Palermo – accusa Bocchino – la ‘sfiducia’ è firmata da 12 attivisti, un comunicato falso scritto a nome del meetup. C’è un comunicato successivo”, in cui a Campanella e Bocchino viene rinnovata la fiducia, “firmato da 45 attivisti. Questa è un’operazione creata ad arte da chi detiene la password del sito, tra queste persone, mi spiace dirlo, ci sono parenti e conviventi dei deputati della Camera”, accusa.

“Di fronte a queste verità – chiede Battista- per cosa si procede? Espulsione per cosa? Per un comunicato con delle nostre osservazioni? E’ questo il reato grave? Il capo d’imputazione è molto debole. E anche se avessimo detto una cazzata, è normale espellere per il reato di cazzata? Quanti dovrebbero mandarne via?”. “Quando mi hanno detto dell’espulsione – assicura Campanella – pensavo a un altro scherzo della Zanzara. Chi di voi penserebbe a un’espulsione per una cosa del genere?”. “E’ gente come noi il nemico? – chiede dunque Orellana – i nuovi Scilipoti come sono stato definito io sul blog? Semplicemente perchè abbiamo detto cose che tutti gli altri non hanno coraggio di dichiarare ovvero che la comunicazione di Messora non funziona?”. La chiusa è affidata a Bocchino. “Noi siamo profondamente dentro il Movimento – dice – aderiamo ai principi, ai valori, agli ideali. Noi abbiamo sempre ridato indietro i soldi e non è vero che abbiamo proposto alleanze come scritto da Grillo. Noi, come voi, lavoriamo sul territorio, non è vero che siamo stati sfiduciati. Siamo parte del progetto”.

Il post di Grillo sul blog – Ma per Grillo i 4 “non sono più in sintonia con il Movimento”, perché “si vedevano poco e male”. E specifica: “Si terranno tutto lo stipendio, 20mila euro al mese fanno comodo, capisco anche quello”, afferma. Poi taglia corto su chi gli contesta di essere lontano dai “suoi” a Roma, ma di volere comunque determinare il loro lavoro. “Non capisco le motivazioni ideologiche: ‘Grillo non si fa mai vedere, Grillo dall’alto, il blog di Casaleggio‘. Queste sono cazzate, non sono motivazioni ideologiche”. Parole che Orellana rispedisce al mittente: “Grillo è un bugiardo. Non guadagno 20 mila euro al mese e non c’è alcun accordo con il Pd“. Descrive “un piacere” la solidarietà dei colleghi pronti a difenderlo e aggiunge: “E’ da un po’ di tempo che penso di dimettermi. Ma se lo fanno in quattro per noi, lo farò anch’io per solidarietà”. 

Il video di Orellana – Orellana, all’apertura della consultazione online, spiega di attendere “serenamente il voto degli iscritti per capire se sarà possibile restare nel M5S esprimendo liberamente il proprio pensiero e dare le risposte ai 9 milioni di cittadini che ci hanno votato”. Il senatore torna sull’origine della richiesta di espulsione e sottolinea di “non avere avuto risposta” da chi l’avesse avanzata. “Santangelo? Grillo? Casaleggio? Non c’è stata nessuna riunione del gruppo al Senato e si è di nuovo ripetuto quanto successo con l’espulsione di Adele Gambaro, quando il capogruppo uscente Crimi e il capogruppo entrante Morra sono stati portavoce della permalosità dell’indiscusso leader del M5S Beppe e delle false insinuazioni sul ‘sacro blog’ così come che ci terremmo i 20 mila euro al mese”. E ha ricordato quanto è presente nell’articolo 21 della Costituzione.

Inoltre  respinge le accuse di chi lo ha “sfiduciato” anche in un video pubblicato su YouTube. “Sono un attivista della prima ora, dal 2009 faccio parte del Movimento 5 stelle – dice – Mi sono sempre impegnato molto. Al Senato faccio il portavoce di tutti i cittadini”. “Seguo le indicazioni del mio gruppo nel voto, ho votato più di 3mila volte, e finora ho restituito più di 27 mila (euro), 13.600 e rotti la prima volta e 12.800 la seconda, quindi mi sento completamente in linea col movimento. Sono un 5 stelle originale, certificato Doc”.

La base spaccata – Intanto la base del M5S, stando almeno ai commenti piovuti in queste ore sul blog, è divisa. “Dove sono le prove che questi hanno ‘tradito’ il Movimento? – chiede Carmine – A me risulta che hanno sempre votato come tutto il gruppo. La loro espulsione ci porterà più danni che benefici. Meditate!”. “Così distruggiamo il Movimento”, scrivono diversi attivisti. “Li mandiamo via per lesa maestà? – chiede polemico qualcuno – ci stiamo trasformando in un partito vero e proprio, con tanto di capo carismatico”. “A furia di espellere ne rimarrà uno solo”, scrive Matteo da Roma. “Se se ne vanno da soli saranno traditori – scrive un attivista – che se ne vanno per i soldi, ed avranno torto. Se li caccia il Movimento, sarà il movimento ad avere torto. Uno vale uno sempre è comunque”. “Uno vale uno se sei un povero sfigato – sostiene amaro Marco – se ti chiami Grillo o Casaleggio vali tanto, ma tanto di più”. Ma sono tantissimi i commenti di condanna dei 4 senatori. “Coerenza e rispetto delle regole ci hanno portato fino a qui – scrive Giorgio – per cui: a casa!”. “Basta far passare un’espulsione come una fucilazione – lamenta Giorgio da Lecco – conoscendo i tipi andranno a prendersi i soldi e vivranno finalmente sereni, chi glielo fa fare di lottare per una causa che per loro non vale la pena di essere combattuta? Liberiamoli, tra un paio di settimane nessuno si ricorderà più di loro”.

Le elezioni Europee – Nello stesso post in cui viene lanciata la consultazione sulle espulsioni, Grillo affronta anche un altro tema: le elezioni Europee. “Abbiamo una battaglia – dice – dobbiamo vincere le europee e le vinceremo. Daremo il sangue per le europee. Daremo il sangue sulle strade: molti di voi andranno sui palchi di tutti i comuni. 4 mila comuni e due regioni vanno alle elezioni, abbiamo le europee. Non ci possiamo permettere ancora di parlare di gente che bisbiglia ai giornali, dopo 5 minuti che hai parlato sei sul giornale con il titolone. Basta queste cose qui, se vogliono fare un partito con il Corriere, la RepubblicaLibero e l’Unità se lo facciano… e i talk show… che vadano pure ai talk show! Avranno adesso una grande trasparenza sui media, benissimo! E attraverso loro i media arriveranno forse a scalare ancora qualche posizione sulla libertà di stampa, siamo al settantesimo e magari con loro andremo al settantunesimo. Noi andiamo avanti, con cuore. Coraggio e vinceremo!”. 

A cura di Eleonora Bianchini e Luca De Carolis