Si parla molto, per la verità non abbastanza, o almeno non in modo corretto, delle nuove opportunità che una seria politica per lo sviluppo della Rete potrebbe portare in termini di occupazione. In un Paese che non sembra essere capace di trovare soluzioni efficaci per dare al lavoro la svolta necessaria e che non ha mai sostenuto il formarsi di una vera cultura digitale, il Web è ancora largamente percepito come un altro canale per ‘trovare lavoro’.

Alle spontanee domande “Come trovo lavoro sul Web?” o “Dove trovo lavoro sul Web?”, a cui è impossibile rispondere perché partono da un presupposto sbagliato, e cioè che sul Web si trova lavoro, fanno eco laconiche, per non dire criptiche, risposte come “Il lavoro va inventato”. Peccato che, per dirla con le parole di un noto comico – che, non a caso, imita un altrettanto noto imprenditore -, si sia smarrito il “foglio del come”.

Non è facile spiegare che per cogliere davvero le opportunità del Web per crearsi un’alternativa professionale, come freelancer della Rete o avviando un business online indipendente,  sia necessario un radicale cambio di paradigma, ovvero approcciare al mondo online in modo completamente opposto rispetto a come siamo stati abituati fino ad ora.

Con una necessaria semplificazione, il modello del lavoro tradizionale ha due strade: il lavoro dipendente e il lavoro autonomo o imprenditoriale. Dopo averne imboccata una al bivio, ci hanno detto che era su queste due strade che avremmo dovuto continuare a camminare, sempre dritti. Nessuna svolta, nessuna pista battuta o nuovi sentieri da aprire.

E quindi qualcuno di noi ha cercato di trovare un lavoro sulla base della propria formazione personale. Ha inserito titoli, competenze ed esperienze in un curriculum, lo ha inviato più e più volte alle società del proprio settore o ambito di riferimento, sperando che la propria candidatura emergesse sopra tutte le altre. Negli ultimi tempi, semplicemente sognando di avere almeno una chance di essere preso in considerazione.

Altri hanno cercato di farsi venire l’idea giusta, quella a cui nessuno aveva pensato, o quel servizio che mancava o ancora, a trovare quel particolare prodotto che avrebbe colpito e invogliato un pubblico il più ampio possibile, da raggiungere poi grazie alla pubblicità. In sostanza si creava prima un’offerta – di curricula, di servizi o di prodotti – e poi si tentava di intercettarne la domanda.

Ha funzionato? Non so rispondere, so di certo che oggi non funziona più. La domanda e l’offerta di lavoro non si incontrano come dovrebbero: la scuola, la formazione professionale, l’università non preparano e non aprono le porte al lavoro e, al tempo stesso, esistono lavori, professioni, interi settori imprenditoriali che non trovano persone formate per i loro bisogni. Un vero e proprio corto circuito.

Cosa accade nel mondo del lavoro 2.0? Il modello ha logiche diametralmente opposte. Sul Web prima si individua la domanda, espressa in termini di bisogni, interessi, esigenze delle persone che usano la Rete, e solo dopo si crea un’offerta di professionalità, di prodotti o di servizi in grado di soddisfarla. Come può ognuno di noi inserirsi in questo mondo che, detta così, appare ancora più impenetrabile di quello off line? La chiave è intercettare una domanda specifica che si è in grado di soddisfare sfruttando le proprie competenze e i propri assets.

Partiamo facendo a noi stessi queste domande: a chi o per cosa possono servire le mie capacità? Cosa possiedo Io che può servire al mondo? Per quale mia specifica attitudine e competenza gli altri mi considerano un punto di riferimento? E soprattutto, esistono delle persone che su Internet stanno attivamente cercando le cose che io potrei proporre? Certo, crearsi una alternativa professionale sul Web non è semplice e non si realizza in un giorno, ma non sottovalutiamo mai un grande vantaggio che offre la Rete: non esistono barriere d’ingresso. Ognuno di noi può sbarcare sul Web, promuovendo se stesso senza investire capitali e senza dover chiedere il permesso a nessuno per poterlo fare.

Mettiamo cura e sfruttiamo con intelligenza la nostra presenza online per costruirci una reputazione sulla Rete, per farci conoscere per ciò che, a livello personale e professionale, possiamo offrire. Il Web è una cassa di risonanza che non ha eguali, sfruttiamola per comunicare chi siamo, cosa facciamo, come lo facciamo e per stringere contatti nel settore professionale in cui vorremmo inserirci. Non è un arrivo, certo. E’ una partenza per una strada nuova. Potrebbe però essere quella chance che nessuno sembra più volerci concedere. Proviamo ad afferrarla.

di Marta Coccoluto