I giovani, le donne, la retorica della mano in tasca: la stampa estera riconosce al premier Renzi questi elementi di novità al suo debutto. Ma lì si ferma. The Guardian avverte: il cambio d’estetica da solo non basta, ci vogliono i contenuti. E aggiunge: “È presto per festeggiare”. Ora, Matteo “deve dimostrare che i suoi cambiamenti non sono solo estetici, ma devono creare un’uguaglianza di genere reale e posti di lavoro reali”.

A Renzi, la stampa estera non la fa facile, mentre il suo Governo ottiene la fiducia del Parlamento. Anzi, la Bbc gli vede davanti una montagna da scalare o, con gergo medico, “il grande compito di infondere nuova vita al paziente Italia”. Non siamo i soli ad avere problemi nell’eurozona, è l’analisi del servizio pubblico radiotelevisivo britannico, ma ciò che ci rende diversi dagli altri è che la nostra crescita complessiva dal 2000 ad oggi è stata “più o meno pari a zero”.

E, allora, “da dove verranno i soldi?”, si chiede la Bbc, aggiungendo che, finché non ci sarà risposta a questa domanda, sarà difficile credere che il premier possa realizzare tutto quel che promette. Un’osservazione che ritorna, in francese, in spagnolo, in tedesco.

Il discorso di Renzi, lo Spiegel lo definisce “un’ardente e in gran parte improvvisata arringa”. E FT lo giudica “ricco di retorica e ambizioso”, ma segnato “da una mancanza di dettagli che ha deluso anche i partner della coalizione”. Le Monde vede –o immagina? – un “discorso filo-europeo”, come se citare Altiero Spinelli bastasse ad avere un’idea europea, durante il quale, tuttavia, il premier “non è entrato quasi per nulla nei dettagli del suo programma“. Ma il curaro con Renzi Le Monde l’aveva usato nei giorni scorsi: “L’uomo che dedica più tempo a un post su Facebook che all’esame del bilancio” della sua città.

The Times trova curioso che Matteo abbia chiesto ai senatori di votare la loro abolizione, Les Echos ci va giù pesante: Renzi è “l’uomo che voleva governare a tutti i costi, l’ultima risorsa di una classe dirigente paralizzata dall’immobilismo, o un avventuriero divorato dall’ambizione”, con il rischio “di cadere nel neo-cesarismo di un Berlusconi di sinistra”.

Tutti hanno colto la promessa di un cambiamento radicale, ma Time avverte che “i politici italiani promettono riforme, ma poi non cambia niente” e si chiede se “Renzi spezzerà lo schema”. Il WSJ chiosa l’impegno a pagare tutti gli arretrati della Pubblica Amministrazione: una mossa che darebbe una spinta al settore privato, ma che comporta tirare fuori 100 miliardi ed innalzare il debito. E Nouvel Obs assegna al “governo dell’ultima chance” la responsabilità di “evitare uno scenario come la Grecia”.

El Mundo, insensibile alla citazione della Cinquetti, coglie, invece, quella di Guardiola, “un leader che rompe gli schemi”, un maestro per Matteo. In un editoriale, e più seriamente, El Pais osserva che “l’impulso alla formidabile agenda riformista sarebbe dovuto venire dalle urne”: l’approvazione di una nuova legge elettorale sarebbe il momento adatto a convocare elezioni anticipate. E, invece, il nuovo premier comincia a lavorare nelle stesse condizioni del suo predecessore, dopo un colpo di palazzo.

Solo Le Figaro giudica “prudente” l’entrata in scena di Matteo. Chissà che cosa prometterà, quando la prudenza l’avrà abbandonato.