“È necessario contenere rapidamente la minaccia del separatismo in Ucraina”. Riunendosi con i vertici delle forze armate, Oleksandr Turchynov, speaker del parlamento ucraino e presidente ad interim, cerca di arginare i rischi di secessione nel Paese, in seguito al passaggio del potere all’opposizione. Ma non è facile per uno Stato che si è appena scrollato di dosso la supremazia russa e cerca di dimostrarlo in tutti i modi. L’integrità del Paese, come anche gli aiuti finanziari, sono stati al centro dei colloqui tra Yulia Timoshenko e il capo della diplomazia dell’Ue, Catherine Ashton. E anche il presidente russo Vladimir Putin ha riunito il Consiglio di sicurezza per discutere la situazione a Kiev.

Timori su un intervento militare di Mosca – Intanto, dopo il cambio ai vertici del potere, vengono oscurati i segni della presenza di Mosca. L’abbattimento dei monumenti di Lenin è ormai diventato ordinaria amministrazione, e dal simbolo della Rada viene rimossa la stella rossa. Nella regione di Leopoli i manifestanti hanno eliminato anche la statua di Kutuzov, il maresciallo russo che sconfisse Napoleone nella guerra del 1812. Le autorità del Cremlino invitano a mettere un freno per fermare “le azioni barbariche contro la Russia” e dalla Repubblica autonoma di Crimea, dove i russi sono circa il 60 per cento della popolazione, vengono lanciati appelli per semplificare agli ucraini l’ottenimento della cittadinanza russa. Una richiesta recepita dalla Duma, dove a questo proposito i nazionalisti di Ldpr hanno già presentato un disegno di legge e per il quale Leonid Slutskij, presidente del comitato per gli affari della Csi – comunità degli Stati indipendenti che comprende Paesi del ex blocco sovietico –  si trova in Crimea per le consultazioni con altri parlamentari.

Sale però il timore di un intervento militare russo anche se Valentina Matvienko, presidente della Camera alta della Duma, rassicura: “La Russia riconosce la Crimea come parte dell’Ucraina e non farà azioni provocatorie”. Cautela è la parola d’ordine anche per Slutskij, secondo cui “decisioni affrettate (a favore della popolazione russofona nei territori ucraini, ndr) possono aggravare la situazione”. Rimane aperta, poi, la questione dei Tatari di Crimea, minoranza etnica deportata da Stalin negli anni Quaranta e poi ritornata nella penisola, che nelle proteste degli ultimi mesi è stata a fianco dei manifestanti di piazza Maidan.

Tensione a Sebastopoli – Ma è proprio in Crimea che nelle ultime ore è salita la tensione. In particolare nella città porto di Sebastopoli, zona monitorata da vicino sia da Mosca sia da Kiev. Lì, nella base militare affittata dalla Russia, è ormeggiata la flotta del Mar Nero, mentre in città e dintorni vivono 14 mila militari russi con le loro famiglie e lì sono comparsi carri armati russi. La disposizione sarebbe stata data dal quartier generale della flotta, utilizzando i suoi mezzi a disposizione in loco. Per ora dal comando solo un no comment. Nel frattempo sono state costituite brigate di autodifesa, in particolare per tutelare il nuovo sindaco russo della città, l’imprenditore Aleksandr Chalyj, mentre vengono fermati all’ingresso mezzi provenienti dall’Ucraina occidentale. “Se i nazionalisti ucraini arrivassero al potere, potrebbero essere disattesi gli accordi che riguardano la flotta”, ha detto l’ammiraglio russo Vladimir Komoedov a Nezavizimaja gazeta. Una fonte nel ministero della Difesa del Cremlino ha aggiunto che la flotta e le unità militari a Sebastopoli sono in stato di allerta, anche se “il comando della flotta non interviene nella situazione in Ucraina”.

Prestito dalla Russia in bilico – Intanto Mosca prende tempo e aspetta che la Rada decida giovedì prossimo sulla maggioranza parlamentare che dovrà dar vita ad un governo di unità nazionale. Solo allora Medvedev deciderà se scongelare o negare definitivamente le restanti tranche del prestito da 15 miliardi concordato con Yanukovich. Mosca, però, non parteciperà a differenza di Usa, Ue e Fondo monetario internazionale alla conferenza per risolvere urgentemente la disastrosa situazione economica del Paese. Il ministro delle Finanze ad interim di Kiev, Yury Kolobov, dovrà battere cassa e chiedere almeno 35 miliardi di dollari entro il 2015 per la modernizzazione economica e le riforme. Sia Kolobov sia i leader dell’opposizione parlamentare che hanno incontrato Catherine Ashton dicono di aver ricevuto dall’Ue garanzie sugli aiuti finanziari, anche se Bruxelles rimane cauta e aspetta la formazione del nuovo governo per passare ad atti concreti. Rimane anche l’incognita degli sconti sul gas russo, concordati sempre con il presidente destituito Yanukovich. Come ha dichiarato il 25 febbraio il ministro per l’Energia ad interim ucraino, Eduard Stavitskij, l’Ucraina è indebitata con la Russia per le forniture del greggio per 1,6 miliardi di dollari. I prezzi svantaggiosi sul gas russo sono stati trattati con Vladimir Putin proprio dalla Timoshenko, accolta da piazza Maidan con meno entusiasmo rispetto ai media occidentali. 

Lo scenario politico – Un giorno dopo il suo discorso, di fronte alla Rada si è tenuta una manifestazione contro il ritorno in politica della pasionaria. “Yulia vai in pensione”, “i nostri eroi sono morti per cambiare il sistema, mentre la Timoshenko ne fa parte”, dicevano durante la protesta. Timoshenko non vuole correre per le elezioni presidenziali di maggio, ma rimarrà comunque leader del partito Patria, che guiderà la futura maggioranza e quindi controllerà il premier, figura con più poteri, secondo la Costituzione del 2004, ripristinata nei giorni scorsi.

Ha già annunciato invece di volersi candidare Mikhail Dobkin, il governatore della regione filorussa di Kharkiv e membro del Partito delle Regioni, la formazione politica del presidente destituito. Con la fuga di Yanukovich, Dobkin è rimasto il principale punto di riferimento per il Cremlino. Nella spartizione delle poltrone l’opposizione parlamentare dovrà tenere conto anche di quella extra parlamentare, ossia il movimento Pravyj sektor (Settore destro). Il movimento che unisce organizzazioni rivoluzionarie nazionaliste ed è stata la forza che ha mosso le proteste in piazza Maidan. Secondo Mustafa Najem, giornalista di Ukarinskaja Pravda, il leader del movimento nazionalista, Dmitrij Jarosh, vuole per sé l’incarico di vice premier per la sicurezza.

Rischio antisemitismo – In Russia il movimento viene spesso accusato di professare un’ideologia nazista e antisemita. Accusa del tutto respinta dal portavoce del movimento Artem Skoropadskij, cittadino russo: “Siamo contro il liberalismo radicale dell’Europa, la socialdemocrazia, il razzismo e l’antisemitismo. Siamo cristiani e nazionalisti”. Proprio oggi, però, il rabbino Menachem Margolin, direttore generale dell’Associazione delle organizzazioni ebraiche in Europa, si è detto preoccupato per “il moltiplicarsi degli episodi di antisemitismo in Ucraina”. Rischio negato dal presidente del Congresso ebraico di Kiev, Vadim Rabinovich, che ha parlato di “una situazione complessivamente tranquilla e tollerante per la comunità ebraica dell’Ucraina” e ha esortato a non alimentare le polemiche.