Roma, 25 febbraio. Renzi è alla Camera dei deputati per chiedere la fiducia. In aula sono scoccate da poco le 11 quando, durante l’intervento di Carlo Sibilia (M5S), Renata Polverini decide di andare a conversare con il nuovo premier incaricato da Napolitano.

Sibilia chiede alla Boldrini di intervenire: a norma di regolamento il governo è tenuto ad ascoltare i deputati e nessuno può andare lì a disturbare i pochi ministri che si sono degnati di presenziare alla seduta. Ma la Boldrini se ne infischia e toglie la parola a Sibilia che sta ancora terminando il suo intervento.

Evidentemente il nuovo premier, cool come Blair e mensile come le riforme promesse da Obama, non ha ancora avuto il tempo di studiarsi i regolamenti della Camera e si sente in vena di scrivere un bigliettino a Luigi Di Maio: “Scusa l’ingenuità caro Luigi. Ma voi fate sempre così? Io mi ero fatto l’idea che su alcuni temi potessimo davvero confrontarci. Ma è così oggi per esigenze di comunicazione o è sempre così ed è impossibile confrontarsi? Giusto per capire. Sul serio senza alcuna polemica. Buon lavoro. Matteo Renzi”.

Di Maio allora prende carta e penna e gli risponde anche lui su carta intestata della Camera: “Ciao, 1) Guida al regolamento: i banchi del governo devono essere liberi da deputati quando qualcuno parla in aula. Il governo è tenuto ad ascoltare i deputati. La Boldrini doveva richiamare la Polverini. Non lo ha fatto. 2) Forse non è chiaro che in un anno abbiamo visto di tutto. Abbiamo visto la tua maggioranza votare in 10 mesi: 2,5 miliardi di euro di condono alle slot machine, 7,5 miliardi di euro alle banche e 50 miliardi di euro per gli F-35. Che ti aspettavi gli applausi? Luigi Di Maio”.

Ma il vostro premier, l’uomo dal tweet più veloce della luce, oggi è particolarmente ispirato – si vede che non vedeva l’ora di poter usare la carta intestata – e si mette a scrivere di nuovo: “Capisco. Se vedi occasioni reali di dialogo nell’interesse dei cittadini (a me della parte mediatica interessa il giusto: ognuno fa la sua parte). Fammi sapere. So che parli con Giachetti. Se ti va bene utilizziamo lui come contatto. Se ci sono cose fattibili insieme alla luce del sole, nell’interesse degli italiani, io ci sono. Buon lavoro. Matteo Renzi”.

E così Di Maio gli risponde per la seconda volta: “Io parlo con Giachetti perché lavoriamo insieme ogni giorno. Come tanti nostri colleghi che lavorano in commissione. Il Parlamento serve a questo. Però ora basta con questi biglietti berlusconiani. Ci vediamo alla prova dei voti, in Aula, davanti al Paese intero. Luigi Di Maio“.

E questo sarebbe il nuovo che avanza? Uno che va a dormire col manuale Cencelli sotto il cuscino? Uno che pensa di servirsi, di sfruttare, di usare i suoi stessi deputati per intavolare trattative sottobanco? Uno che comunica con i pizzini come i pecorai dell’entroterra siciliano? Se avanza un altro po’ saranno tempi duri per gli operatori telefonici: nel giro di qualche anno potremmo dover mandare in pensione gli smartphone e riesumare i piccioni viaggiatori!