L’acquisizione di Time Warner da parte di Comcast negli Stati Uniti sta sollevando alcuni interrogativi nuovi e davvero inaspettati. Quando assistiamo ad evoluzioni del libero mercato che generano forti concentrazioni, noi consumatori nel nostro piccolo diveniamo giustamente sospettosi per i possibili effetti che si possono determinare su prezzi e qualità nei mercati a valle. Insomma è l’insorgere di un potere monopolistico, più o meno perfetto, che giustamente ci preoccupa, ben sapendo che in generale questo può comportare inefficienze produttive, extracosti e ridotta libertà di scelta proprio per il consumatore. È per questo motivo che, a protezione dei diritti dei cittadini, gli Stati democratici di regola istituiscono apposite Autorità antitrust che operano da “watch dog” del mercato. Fin qui, niente di nuovo sotto al sole. Ma le prime analisi sul “caso” della fusione fra le due più grandi Tv via cavo (CaTV) americane non sembrano sollevare problemi insormontabili su questo versante, forse perché il mercato della distribuzione dei contenuti audiovisivi è oggi frammentato in una moltitudine di canali a valle (non solo CaTV, ma anche radio broadcasting e, naturalmente, Internet), sicché gli impatti sul cliente finale della prevista concentrazione potrebbero risultare alla fine di modesta portata.

Ma allora di che cosa si preoccupano le autorità e gli osservatori? Di un fenomeno piuttosto raro, espresso attraverso un sostantivo quasi impronunciabile: monopsonio. Concettualmente si tratta del potere duale del classico e ben noto monopolio. Un monopsonista perfetto è colui che gode del privilegio di essere l’unico compratore: quindi rappresenta una strozzatura per un mercato a monte. Il fenomeno si può osservare a volte in certe particolari condizioni locali. Ad esempio nella catena di produzione del latte i produttori di un’area geografica potrebbero essere obbligati a vendere all’unico distributore che giornalmente fa il giro delle fattorie di zona e che può, pertanto, fissare il prezzo di acquisto. Un secondo distributore potrebbe non sostenersi economicamente e, d’altra parte, il latte non può certo essere conservato a lungo! In una condizione di monopsonio il compratore può raccogliere tutta o quasi l’offerta di un bene o di un servizio e gode, dunque, di un forte potere di mercato. Diremmo noi: è il compratore, non il venditore, ad avere ben stretto in mano il coltello dalla parte del manico!

Ma torniamo al caso Comcast – Time Warner. Il dibattito in corso non sembra identificare nei consumatori i soggetti potenzialmente deboli quanto, piuttosto, nella moltitudine di piccoli creatori e produttori di contenuti audio-video che potrebbero risultare oggetto di un “ricatto monopsonista”. A noi, però, tutto questo interessa per un motivo differente. Quale?

È inevitabile la prospettiva di una prevalente distribuzione dei contenuti via Internet. Oggi il fenomeno sta già crescendo così rapidamente e prepotentemente da farci presumere che solo fra pochi anni (cinque, ma forse solo tre) anche in Italia sarà praticamente completata la migrazione dall’uso delle tecnologie broadcast verso Internet: presto sarà solo un lontano ricordo la tradizionale distribuzione via etere dei contenuti lineari, a cui su Internet si affiancheranno le nuove modalità di fruizione non lineari. Per convincersi basta osservare i dati di traffico in Internet. Alla fine del 2013 negli Usa i due terzi del traffico in Internet era già di natura video e veniva quasi tutto spartito fra Netflix (32%) e Youtube (19%). In Europa si osservano comportamenti simili, sia pure con un limitato ritardo.

L’arrivo in tutta Europa di Netflix (già presente in Gran Bretagna, Irlanda e nei quattro Paesi Nordici) porterà grandi vantaggi al cliente finale: canoni irrisori (oggi solo 7 US$ al mese) e ampio palinsesto di contenuti, di cui cresce la quota di quelli autoprodotti, e libertà di fruizione. Un monopolio “virtuoso” per il consumatore, fatto di alta qualità e costi bassi, determinato dall’alta efficienza del modello globale di Netflix che può trasferire benefici a tutti in virtù dell’intima connessione offerta dalla piattaforma unica di trasporto: Internet!

Ma ben diverso potrà essere il punto di vista dei venditori di contenuti, in ragione del forte potere monopsonista che potrà insorgere nel settore audio-video. A ben pensarci è già quanto da tempo si sta profilando in un altro settore: quello dei libri, ora e-book, che tende sempre più a concentrarsi nelle mani di Amazon.

Il rapido cambiamento di paradigmi in Internet e dintorni richiede molta attenzione e sforzi di fantasia nell’esaminare le prospettive che ci si pongono di fronte. Molto è bene, ma non tutto. La crescita sempre più abnorme dei Giganti di Internet, posti alla frontiera della Rete, che in passato erano portatori di innovazione e benessere, deve fare riflettere e non solo per ragioni economiche. Questi soggetti, infatti, rischiano di divenire forze di conservazione, oltre che poteri economici assai concentrati. Se abbassiamo la guardia, rimanendo romanticamente legati alle immagini del passato, queste potenze economiche potranno limitare sia le libertà economiche che quelle di espressione del pensiero. È questa la nuova frontiera della “neutralità di Internet” che sempre più va presidiata alla periferia della Rete, piuttosto che al suo interno.