Il fatto è che a questa compagine di governo non manca Emma Bonino, come in tanti hanno detto. Manca Simona Ventura, per organizzare il nuovo XFactor. Manca la De Filippi per ricordare ai giovani concorrenti le regole del talento italiano. Non ci hanno presentato un governo. Ci hanno presentato un concorso di giovani talenti che ti prende di sorpresa per l’alto rischio e la regola chiave: il concorrente non deve essere informato sulla materia in cui è chiamato a competere. Gli spettatori seguiranno lo spettacolo col cuore in gola. Perché c’è quest’altra regola: se non vince il giovane che compare per la prima volta su questa scena, ne risponde lo spettatore. Formula nuova, no? Certo l’eliminazione della Bonino, mandata a casa mentre faceva il ministro degli Esteri in uno dei momenti più delicati della storia della Repubblica, per questo governo era indispensabile. Che cosa ci faceva una competente nel nuovo tipo di gara? D’accordo, dal punto di vista dei nostri interessi internazionali questa improvvisata “staffetta” tra chi sa e chi non sa, sia pure per il gusto del brivido, è una decisione alla cieca.

Prendete la questione dei fucilieri di Marina consegnati alla polizia indiana da un armatore privato a cui erano stati concessi benevolmente dallo Stato italiano come scorta. Se c’è una trattativa, il brusco cambio la ferma. Se è in corso un confronto di credibilità e autorevolezza, lo liquida. Dettagli. A Renzi premeva far pesare un criterio assoluto, semplice e antico: io sono io, e voi (ovvero chiunque non sia un mio fedelissimo), non contate e non dovete contare niente (ho semplificato il concetto). Ma la decisione sembra anche dettata da un criterio ossessivo di età e di “lookkismo” (che si scatena in Renzi se si tratta di donne, alla faccia delle pari opportunità) di cui non si può che dare le due definizioni correnti: delusione (per coloro che avessero creduto nel Renzi “il nuovo”) ed errore. Non perché la Bonino sia la più brava del mondo. Ma perché, a quel livello, la sostituzione non c’era. Si è dovuto ricorrere a personale locale fornito dagli uffici Pd. Il risultato è un cast che potrà soddisfare il pubblico interno (non il popolo Pd, solo la Direzione del Pd). Interessa poco ricostruire il gioco rovesciato del presidente della Repubblica, che ha mezzo perso, perché ha dovuto accettare tutta la lista meno uno, e ha mezzo vinto perché, in cambio, ha imposto un suo uomo e ha fatto durare quasi tre ore “l’incontro formale” affinché le porte, che restavano chiuse, dimostrassero chi comanda. Renzi darà una sua versione dell’Italia, dell’Europa, della vita, nel suo discorso di investitura. Ormai si sa che sarà “giovane”, tenderà alla battuta (che riguarda lui solo ed è un tantino fuori posto), trasuderà compiacimento e non avrà alcuna visione del mondo. Niente crisi con l’India, niente attenzione al dramma ucraino, niente percezione delle rivolte nel mondo, niente Medio Oriente, niente Africa, niente Nord Africa, niente immigrati, tutte materie di cui i suoi amici giovani non hanno molte idee. Poteva, questo spensierato club di girl e boy scouts sedere allo stesso tavolo con Emma Bonino, rischiando di sentirsi ascoltati a ogni intervento, di svelare l’incredibile distanza fra i nuovi talenti in concorso e la realtà? Non potevano. Far fuori un testimone ingombrante era più facile che trattenerla e tentare di tenerla a bada.

Difficile che la nuova titolare della Farnesina che appena appena si stava facendo una esperienza nei percorsi non proprio semplici del Pd, che è intelligente, ma quasi del tutto estranea agli affari del mondo, possa prendere in mano senza danno segretari generali, ambasciatori e organismi internazionali e concepire una strategia e dettare una linea. Le ci vorrà del tempo, tutto a carico di chi deve restare sulla porta delle prigioni indiane. Tutto a carico delle crisi mondiali in cui l’Italia avrebbe un ruolo e un peso politico che non avrà. Cerco un’altra ricostruzione dell’insolito evento. Diciamo che la scelta è stata di formare il governo come uno di quei centri di formazione e riqualificazione del personale tra un impiego e l’altro. Tutta gente che un giorno potrà far bene e intanto impara. Ma nella concezione del fondatore della nuova “scuola della politica”, un simile corso di formazione deve avere un solo maestro, Renzi stesso, che può davvero farti capire perché, per prima cosa, se vuoi riuscire nella vita, devi pensare e guardare a te.

Il fastidioso intromettersi nei fatti che non ti riguardano, diritti umani, diritti civili, fermenti e pericoli negli altri Paesi, persecuzioni e discriminazioni, che non erano purtroppo nell’agenda del Pd già prima di Renzi, non avrebbe giovato al corso di formazione dei nuovi ministri giovani. Difficile dimenticare che il partito di cui Renzi è diventato trionfalmente segretario è lo stesso che, poco prima della rovinosa caduta del dittatore Gheddafi, persecutore di ogni diritto civile, lo ha dichiarato, contrattato vivamente sostenuto dal Pd, il migliore amico dell’Italia. Lo stesso partito che ha accettato, in questi giorni, che i giovani con le bocche cucite, illegalmente detenuti nel Cie di Roma, fossero espulsi, ovvero rimandati da dove erano fuggiti senza accertare se avessero diritto d’asilo o se rischiassero la pena di morte. Con i discorsi alle Camere, inizia non un governo ma un percorso molto ambito di formazione politica, e un vivace concorso Tv. Ti insegna che il centro sei tu e che la simpatia della giovinezza fa miracoli. Per te. Gli altri, se non sono fedelissimi, sono una perdita di tempo. Il mondo si stringe, in questa strana fase della globalizzazione. O almeno si stringe il mondo politico italiano. Da una parte Grillo, che possiede la parola assoluta, dall’altra Renzi, che possiede l’immagine assoluta. Poi ci sono armadi pieni di Berlusconi dismessi e di ambizioni da viale del tramonto. Peccato non aver notato che, proprio lì, sul banco del governo, non era il caso di abbandonarsi a esibizioni di flamenco e tip tap. Non resta che attendere l’opinione della giuria popolare.

il Fatto Quotidiano, 23 Febbraio 2013