Mentre Gigi Richetto e Nicoletta Dosio, volti noti della protesta NoTav, decidono di candidarsi alle Europee con la lista Tsipras per portare a Strasburgo la lotta contro la Torino-Lione, arriva un nuova tegola contro gli oppositori dell’Alta velocità: un documento farneticante che incita alla lotta armata con tanto di condanne a morte “immediatamente esecutive” e “da eseguirsi senza ulteriori comunicazioni” contro quattro persone impegnate, a vario titolo, nella realizzazione del tunnel ferroviario. Il comunicato è stato recapitato in busta chiusa alle sedi Ansa di Torino, Roma e Bologna ed è firmato dal Noa, Nuclei operativi armati, sigla già nota agli inquirenti del capoluogo piemontese che hanno subito aperto un’inchiesta sulla sedicente organizzazione.

Tre pagine per sottolineare come la lotta pacifica contro la Torino-Lione, “stagione delle rivendicazioni che piacciono al sistema”, sia arrivata al capolinea perché non in grado di contrastare “il governo dei padroni, il Pd e i giornali capitalisti” che hanno colpito i protagonisti della protesta “sia sul piano economico, sia su quello della privazione della libertà personale”. Tant’è che i Noa annunciano di essere passati alla “fase operativa” e cioè alla lotta armata per “colpire i responsabili della repressione con la stessa durezza con la quale vengono colpiti i nostri compagni”. Così la sigla annuncia di essere pronta all’azione diretta nei confronti dei mandanti e degli esecutori della “strategia repressiva” contro la lotta NoTav in riposta alle accuse, “ridicole”, di terrorismo “figlie di un magistrato malato di protagonismo come Giancarlo Caselli”.

Nel mirino del Noa sono finiti un dirigente di polizia, il senatore del Pd Stefano Esposito, “collettore delle tangenti derivanti dalla realizzazione del Tav”, e due dirigenti che lavorano rispettivamente con la Ltf, Lion Turin Ferroviarie, l’azienda che sta realizzando il tunnel geognostico alla Maddalena di Chiomonte, e con una ditta vincitrice di un appalto per scavare sotto le montagne della Val di Susa. Contattati dal fattoquotidiano.it, non hanno voluto rilasciare nessuna dichiarazione in attesa di ulteriori sviluppi nelle indagini, mentre fonti investigative fanno sapere che lo stile del comunicato non è riconducibile alle formazioni di estrazione anarco-insurrezionalista già protagoniste di intimidazioni, ma a sigle che si ispirano al linguaggio operaista degli Anni ’70. Ciò non toglie che l’avviso è stato preso molto seriamente dalle autorità perché, come sottolinea uno dei due imprenditori minacciati, a differenza del passato, si propone di colpire anche chi ricopre “ruoli esecutivi nella realizzazione dell’opera” e non solo politici, magistrati e giornalisti.

In effetti i messaggi minatori arrivati finora portano firme diverse tra cui quella della Brigata popolare Valsusa libera. Con questa sigla, nel febbraio 2013, vennero lasciate sul pianerottolo del senatore Esposito delle frattaglie di pollo, mentre il mese scorso davanti alla porta di casa il politico del Pd ha rinvenuto tre bottiglie molotov e un biglietto in cui si descriveva un incontro tra lui e Massimo Numa, giornalista de La Stampa, anch’egli considerato un obiettivo da colpire. Infatti lo stesso giorno veniva diffuso su Internet un video in cui si mostrava come Numa fosse stato pedinato per due anni. Sempre al cronista del quotidiano torinese, il 3 ottobre 2012, è stato recapitato un hard disk esplosivo e pochi mesi dopo una busta incendiaria, azione rivendicata dalla Fai, Federazione ananrchica informale. Numa ed Esposito vivono sotto scorta come anche Andrea Padalino e Antonio Rainaudo, magistrati torinesi che si occupano della questione Tav.

Torino è il luogo da cui partiremo per svegliare le coscienze proletarie e rivoluzionarie”, scrivono i Noa che sottolineano come la loro organizzazione abbia un “forte radicamento sociale” e “una adeguata capacità logistica e operativa” nonostante i reiterati tentativi di isolamento all’interno dell’universo NoTav. Poi l’attacco al Movimento 5 Stelle, colpevole di uno “spettacolo comico e finto movimentista” e di aver ridicolizzato chi proponeva la lotta armata come strumento per opporsi al Tav: “Non si collabora con chi ha tradito i valori rivoluzionari della Resistenza”.

Alberto Perino, leader storico del movimento contro l’Alta velocità, respinge ogni accostamento tra NoTav e minacce: “In vent’anni di protesta non c’è nemmeno una riga nella quale il movimento abbia giustificato la violenza contro le persone”. Al massimo il sabotaggio, come nell’estate del 2013 quando furono dati alle fiamme una decina di mezzi da cantiere. Ai tempi si parlò di Lavanda, fanzine legata al mondo anarchico che incoraggiava azioni di questo tipo. “Ma queste minacce sono scritte da una mano diversa – continua Perino – Da qualcuno che vuol fare del male al movimento”.

Infatti il documento arriva in un momento molto particolare: il giorno dopo della citazione in giudizio di un carabiniere per lesioni ai danni di un dimostrante e tre giorni prima delle manifestazioni contro il Tav organizzate nelle maggiori città italiane. La piazza principale sarà a Chiomonte, in Valsusa, dove si marcerà fino alla centrale elettrica a ridosso del cantiere per lo scavo del tunnel esplorativo. Dal movimento NoTav avevano già fatto sapere che la manifestazione valsusina sarebbe stata assolutamente pacifica. “Saremo solo un po’ più arrabbiati, ma non ci sarà nessun incidente”, assicura Perino.

di Cosimo Caridi e Lorenzo Galeazzi