Care italiane e cari italiani,

provo a riassumere alcuni fatti che hanno riscritto la storia recente del nostro paese.

Tra il 2006 il 2008 – secondo i magistrati napoletani – il Sen. De Gregorio, eletto con l’Idv, sottoscrive un “patto scellerato” (parole sue) con Berlusconi per far cadere il governo Prodi, che al Senato si regge su una maggioranza risicata. Il passaggio a Forza Italia e il “sabotaggio” del governo gli vale, dice, 3 milioni di euro: uno ufficiale al suo partito Italiani nel Mondo e 2 in nero tramite Lavitola. Nel gennaio 2008, con le dimissioni del Ministro Mastella indagato e il ritiro dal governo dell’Udeur, Prodi cade. Alle elezioni 2008 stravince il Centrodestra. Si insedia il quarto governo Berlusconi.

Nella direzione Pdl dell’aprile 2010 – quella del “Che fai? Mi cacci?” – si consuma la rottura con Fini, che nel luglio (espulso di fatto dal partito) dà vita a un gruppo autonomo: Futuro e Libertà.

Il 7 novembre, a Bastia Umbra, Fini chiede a Berlusconi di dimettersi e aprire la crisi. Una settimana dopo i finiani lasciano il governo. Mentre si preparano le mozioni di sfiducia, entra in campo Napolitano: “La finanziaria è inderogabile”, dice, e fissa con i Presidenti di Camera e Senato il voto sulla sfiducia solo dopo l’approvazione della manovra. Uno slittamento provvidenziale per Berlusconi (“Un mese è pure troppo per la compravendita dei parlamentari” disse Di Pietro), che ha il tempo per “mettere in campo le sue risorse economiche, seduttive e politiche” (parole del politologo Piero Ignazi) con i “responsabili” Scilipoti & C. e salvarsi nel voto del 14 dicembre. Cosa sarebbe successo se Napolitano non fosse intervenuto? Probabilmente Berlusconi sarebbe caduto.

Invece va avanti, con una maggioranza rabberciata e la crisi sempre più nera. Napolitano – sono le ipotesi di queste ore – studia contromosse: già a giugno-luglio 2011 (prima della lettera della Bce) sonda Monti per Palazzo Chigi. Il 9 novembre lo nomina senatore a vita, 3 giorni dopo Berlusconi si dimette e l’indomani Monti ha l’incarico per il nuovo governo. Cosa sarebbe successo se Napolitano non fosse intervenuto? Probabilmente si sarebbe votato e il Centrosinistra avrebbe vinto.

Monti dura poco più di un anno, poi il Pdl gli toglie la fiducia e a febbraio 2013 si vota. Ecco di nuovo Napolitano: rieletto Capo dello Stato dà il pre-incarico (nota bene) a Bersani e poi l’incarico a Letta. E dopo Letta ora tocca a Renzi. Perché Letta non va più bene? Il Capo dello Stato vuole rafforzare il governo o anche se stesso?

Care italiane e cari italiani, la storia che ci raccontano questi elementi – tra presunte compravendite e giochi di palazzo – è molto diversa da quella che avete indicato con il vostro voto nel 2006 (Prodi), nel 2008 (Berlusconi) e nel 2013 (no larghe intese). Si sono fatti e disfatti governi non scelti, in nome di una presunta stabilità e per impedire al Paese di “precipitare verso nuove elezioni anticipate“. Perché questo terrore per le elezioni, se poi manco vengono rispettate? Chi ci fa davvero “precipitare”: voi o loro?

In bocca al lupo.

Il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2014