Enrico Letta scende a patti sulla banda larga. E apre al catasto delle reti chiesto dal Movimento 5 Stelle con un emendamento al decreto Destinazione Italia. Non passa però la proposta di procedere anche a una mappatura dei cavidotti che permetterebbe di sapere dove esistono tubi in cui si può far passare la fibra senza ulteriori scavi in linea con il piano dell’Anci Toscana. Un tema non da poco se si considera che l’80% dei costi di cablaggio è rappresentata dagli scavi necessari a posare la fibra.

“Da anni esiste una norma che obbliga per qualsiasi lavoro di manutenzione delle tubature esistenti al di sotto del manto stradale a stendere anche il tritubo, ovvero la tubazione che serve a predisporre le strade ad essere cablate in fibra senza fare ulteriori scavi – spiega Paolo Nicolò Romano (M5S) – è importante conoscere anche questo dato. Avevamo già preparato un emendamento per estendere la mappatura delle reti anche ai soli cavidotti. Purtroppo, però non è passato”.

Intanto la palla torna all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni alla quale fu affidato già nel 2011 il progetto del catasto delle reti. L’Agcom di Angelo Cardani, del resto, ha già una commissione interna per le infrastrutture e le reti che potrebbe occuparsi del censimento partendo dalle dorsali della Rete Ferroviaria Italiana, di Autostrade per l’Italia e della Rai per arrivare fino alle multiutility e agli operatori telecom fra cui anche Telecom Italia.

Proprio del cui futuro di quest’ultima e della sua rete si discuterà anche nella riunione di direzione del Pd del 13 febbraio. Il segretario, Matteo Renzi, sembra infatti molto interessato alle prospettive in campo internazionale della compagnia guidata da Marco Patuano. Non solo: Renzi vorrebbe anche sbloccare la mozione della riforma dell’Opa proposta dal senatore Massimo Mucchetti e mai trasformata in legge. E, infine, vorrebbe approfondire il tema degli investimenti necessari sulla rete per realizzare gli obiettivi dell‘agenda digitale. Il segretario è orientato al momento ad avallare il progetto della separazione della rete da Telecom spa con il suo successivo conferimento a una nuova società in cui investano anche la Cassa Depositi e Prestiti e il fondo F2i di Vito Gamberale. Un progetto che, offrendo a Telecom e alle banche creditrici una soluzione per il suo maxidebito, rischia però di essere impopolare.