Loro, i divi di Hollywood, erano perfetti. Rilassati, disponibili, generosi. Lui, l’intervistatore, ha superato se stesso, offrendo al pubblico un momento di forte, giustificato e indimenticabile imbarazzo.

I divi in questione sono George Clooney, Matt Damon e Jean Dujardin, ospiti ieri sera di Che tempo che fa (ah, maledetta promozione!). L’intervistatore, ovviamente, è Fabio Fazio, uno che già è melenso e sofficione con i divetti di casa nostra, figurati con tre premi Oscar che vengono dalle colline della California.

E infatti, la lunga intervista si trasforma ben presto in un mix letale di lisciamenti di pelo e gag riuscite malissimo, riferimenti scontati al Lago di Como e marchettoni approssimativi ma entusiasti a Monuments Men , nuovo film di Clooney tra poco nelle sale italiane.

Nel paese in cui i leader politici si fanno intervistare da Barbara D’Urso non deve stupire l’accanimento terapeutico di Fazio. Lui, poverino, continua a sentirsi David Letterman e nessuno ha il coraggio di fargli sapere che no, non lo è affatto. Nemmeno alla lontana. Anche io, per dire, vorrei somigliare a Matt Damon. Vorrei, appunto, ma ormai ho accettato con rassegnazione la dura realtà.

La ciliegina sulla torta di una serata imbarazzante è stato l’arrivo di Luciana Littizzetto, che si è subito aggrappata a un perplesso Clooney e ha snocciolato battute su battute su Enrico Brignano, chiavi Antonioli, caffè Lavazza, Claudia Pandolfi e Il Tredicesimo Apostolo. Roba che Ellen DeGeneres si sarà tagliata le vene.

Che dire? Così è, se vi pare. E il dramma è che Littizzetto e Fabio rappresentano l’eccellenza della televisione italiana. Pensa il resto, porca paletta.

Dopo l’incontro con le star di Hollywood, però, ci pensa il Festival di Sanremo a riportare sulla terra i nostri due eroi. Sul palco dell’Ariston potranno tranquillamente di essere artisti di grande spessore, cedendo al solito malinteso che trasforma, nella percezione di molti, un evento provincialissimo in qualcosa di globale che forse non è mai stato. È l’Italia, bellezza.