I tendoni neri stesi su metà del terzo anello del Forum di Assago sono l’istantanea del lungo week end di Coppa Italia di basket. Messi lì a coprire numeri striminziti che raccontano appieno il momento buio della pallacanestro italiana. Da venerdì 7 a domenica 9 febbraio l’impianto milanese ha accolto 18mila spettatori, settemila in meno dell’edizione 2013 spalmata su quattro giorni. Per la finale tra Dinamo Sassari e Mens Sana Siena ci sono stati solo 4500 paganti, meno della metà dei posti disponibili al Forum. Pesa l’eliminazione al primo turno dell’Ea7 Milano, favorita e padrona e di casa. Nella giornata in cui la squadra di Giorgio Armani è scesa in campo si sono registrati 8mila spettatori. Rcs Sport, organizzatrice dell’evento, contava sulla presenza dell’Olimpia fino alla finale per costruire una cornice colorata alla tre giorni di gare. I numeri sarebbero stati diversi, probabilmente da sold out sia in semifinale – dove secondo i pronostici avrebbe dovuto disputare il derby contro Cantù – che nella partita che assegna il trofeo, tenendo conto che a Milano aspettano di alzare una coppa dal 1998.

E invece il basket italiano si ritrova nudo senza la sua regina, mediatica e tecnica. Ma è solo questo il problema di un movimento dove mancano almeno due contendenti di pari valore da oltre dieci anni? No, soprattutto se si volge lo sguardo all’estero. In Europa il week end appena trascorso è stato quello che il basket dedica alle coppe nazionali. Ad Ankara, in Turchia, c’erano 10mila spettatori per Pinar Karsiyaka-Efes Istanbul, seimila in Grecia – a Candia, sull’isola di Creta – per Panathinaikos- Aris Salonicco, atto unico dopo le semifinali disputate a dicembre. Ma bisogna andare in Spagna per toccare con mano la differenza e trovare un “prodotto” vendibile e godibile. La Copa del Rey – ritenuto uno degli appuntamenti più importanti nella stagione cestistica – si è giocata a Malaga ed è stata vinta al fotofinish dal Real Madrid sul Barcellona. Anche nella penisola iberica, i padroni di casa dell’Unicaja sono stati eliminati nei quarti di finale ma la manifestazione si è chiusa con oltre 10mila spettatori di media. La partita meno seguita è stata Barcellona-Tenerife (9300), mentre la finale ha visto 11mila persone sugli spalti del palasport Carpena. La Fan zone allestita a Malaga ha ospitato 45mila persone in quattro giorni. Nel “villaggio” si è svolta un’edizione della coppa riservata ai migliori giocatori spagnoli under 14, oltre a clinic per allenatori e uno spazio nel quale i partner commerciali dell’Acb – la legabasket iberica – hanno organizzato eventi d’intrattenimento per adulti e bambini.

E il confronto tra dati d’ascolto in tv restituisce uno spaccato desolante. Una partita al giorno della Copa del Rey è stata trasmessa da La1, il primo canale dell’azienda pubblica Tve, e Real-Barcellona – andata in onda anche su Tv3, il primo canale catalano – ha fatto registrare 2.709.500 spettatori, pari al 15,8% di share. In contemporanea, su RaiSport 1 – che ha coperto in diretta l’intera Coppa Italia – si sono collegati in 150mila per Siena-Sassari (0,58 per cento di share). Numeri in linea con i dati di ascolto della Serie A. Il record stagionale è stato stabilito il 13 gennaio per Ea7 Milano-Montepaschi Siena, seguita da 143mila spettatori. Al secondo e terzo posto, due partite dell’Enel Brindisi e al quarto ancora Milano, seguita da 123mila persone nell’impegno contro Sassari dello scorso gennaio. Il successo dei sardi alle Final Eight regala una gioia indimenticabile ai tifosi isolani ma non smuove un movimento orfano delle sue piazze storiche, di risultati in campo internazionale e di appeal mediatico.

Prima dell’elezione di Ferdinando Minucci come nuovo presidente della Legabasket, dalle colonne de La Gazzetta dello Sport il numero uno della Virtus Bologna Renato Villalta – uno dei due voti contrari alla nomina del dirigente senese – aveva tracciato il suo identikit dell’uomo ideale per provare a scuotere il basket italiano: “Un professionista di televisione, marketing. Esterno a un movimento ai minimi storici dopo anni con un presidente senza deleghe, una fesseria. Può esserci un presidente “politico” di spessore etico per i rapporti con le istituzioni, ma il basket deve creare un prodotto che si venda, attiri gli sponsor, dia regole e certezze economiche”. Una rivoluzione, che non sembra profilarsi all’orizzonte. Mentre in Spagna portano la prossima Copa del Rey alle Canarie, location scelta nel novembre 2012. E stanno già vendendo gli abbonamenti.