Nel giorno più piovoso dell’anno scopro la lista Tsipras. No, non è una concessionaria pubblicitaria, né una società di recupero crediti: dopo il sito web di Arianna Stassinopoulos in Huffington, importato in Italia dal Gruppo Espresso, ci mancava in effetti un movimento politico proveniente da una fiorente civiltà come quella ellenica (prima della nascita di Cristo).

Wikipedia.it non ha ancora un lemma sulla lista civica Tsipras, c’è solo una dozzina di righe sul suo fondatore: Alexis Tsipras, classe ’74, ingegnere civile, comunista negli anni Novanta, radicale di sinistra negli anni Duemila, dal 2008 alla guida della coalizione ΣΥΡΙΖΑ (Syriza nel nostro alfabeto).

Nel 2009 prende il 4,6% dei voti, nel 2012 il 16,8% insieme all’incarico di formare il governo, ma non ci riesce vista la bassa percentuale. Il mese dopo arriva secondo (con il 26,8%) e rimane senza niente. A dicembre dello scorso anno diventa il candidato della sinistra alla presidenza della Commissione Europea.

Al momento in Italia siamo ancora nell’Iperuranio: un gruppo di intellettuali ha firmato un appello per supportare la nascita del movimento ma devono raccogliere in tempo le firme per candidarsi alle elezioni di maggio. Tra gli aderenti della prima ora figurano Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale.

Personaggi di grandissimo spessore, stimabilissimi, eminentissimi ac reverendissimi, ma forse in Europa ci sarebbero più utili topi da biblioteca che si chiudano in ufficio a scovare le magagne nascoste tra un comma e l’altro invece di raffinati pensatori.

Ora che finalmente c’è un cavallo vincente su cui puntare, perché non puntare tutto il poco che ci resta su quello?
Quando la legalità sarà ripristinata, quando l’economia tornerà a galoppare e avremo di nuovo fondi da investire nella cultura, allora potrà ritornare il tempo dei caffè letterari.