“Un corteo che mi auguro sia senza simboli, né stemmi, né bandiere, né colori, né pugni chiusi, né braccia tese” ma “composto solo di cuori, i vostri” e “solo con il colore ed il profumo immenso della vita” in modo che sia “di immagine e insegnamento ai nostri figli, perché la vita è di tutti”. Questo l’auspicio che Lino Aldrovandi, padre di Federico, esprime con un post su Facebook, in vista del corteo ‘Via la divisa’ che si terrà il 15 febbraio a Ferrara per chiedere che i poliziotti condannati per la morte del figlio, avvenuta nel 2005, non tornino in servizio, ma siano espulsi dal corpo.

Il corteo, promosso dall’associazione Federico Aldrovandi, si concentrerà alle 14 in via Ippodromo, la stessa strada in cui il ragazzo è morto durante un controllo di polizia per le botte ricevute dai 4 agenti. La partenza è prevista invece alle 15; il serpentone arriverà fino alla Prefettura di Ferrara dove, spiega Lino Aldrovandi, “una piccola nostra rappresentanza sarà ricevuta dal prefetto”. Il post si conclude con un “grazie, anche da parte delle tante vittime di altre ingiustizie anche loro alla ricerca di una normale verità e di una normale piccola giustizia, i cui famigliari – ricorda – il 15 febbraio saranno accanto a noi, e noi a loro”.

Nel frattempo è stata depositata un’interrogazione in Parlamento: ‘‘Il rientro in servizio dei poliziotti condannati per l’omicidio colposo del giovane ferrarese Federico Aldrovandi è incompatibile con il ruolo e la funzione di agente di pubblica sicurezza, in assenza del presupposto imprescindibile dell’affidabilità piena delle persone chiamate a ricoprire la qualifica di pubblico ufficiale”. Lo scrivono i senatori del Pd Rita Ghedini, Maria Teresa Bertuzzi, Luigi Manconi, Leana Pignedoli e Sergio Lo Giudice, che hanno rivolto un’interrogazione al ministro dell’Interno Angelino Alfano per “sapere se risponda al vero la notizia di un rientro in servizio a gennaio 2014 di tre dei quattro agenti condannati e, in caso affermativo, con quali funzioni”. I senatori chiedono poi “quali siano le sue valutazioni in merito ad un ‘caso’ che ha posto questioni di rilievo nazionale circa l’identificabilità e la responsabilità degli agenti, anche al fine di preservare la credibilità della loro azione e dell’intero corpo di Polizia”.