Due settimane, poi la Sardegna sceglie il suo prossimo governatore. Un testa a testa tra Ugo Cappellacci, berlusconiano di Forza Italia, presidente uscente della Regione, rinviato a giudizio in un procedimento, indagato in un altro e assolto nei giorni scorsi per un’altra vicenda, e Francesco Pigliaru, docente universitario, candidato del centrosinistra in sostituzione all’ultimo minuto di Francesca Barracciu.

Il terzo incomodo si chiama Michela Murgia, professione scrittrice, sarda di Cabras, il paese della bottarga, indipendentista per scelta politica. Rischia di fare il pieno, sicuramente sarà l’ago della bilancia. Nei gradimenti è lei la prima. Si vota il 16, un giorno solo. E non ci sarà nessun doppio turno. Con Murgia parliamo alla vigilia dello sbarco di Silvio Berlusconi, l’ex plenipotenziario della Sardegna lussureggiante e costiera, nella prima campagna elettorale da senatore decaduto e in attesa di arresti domiciliari o, in alternativa, di affidamento ai servizi sociali. E con Murgia parliamo anche di quella sorta di cartello che i suoi colleghi sardi le hanno fatto contro per appoggiare Pigliaru. “Avessimo avuto l’indipendenza teorizzata, Cappellacci avrebbe cementificato le coste”, dicono.

Murgia, dicono che sia in grande ascesa. Potrebbe prendersi i voti dei grandi assenti, gli elettori del Movimento 5 Stelle e quello degli indecisi. Ci crede?
Certo che ci credo. Ma ho un mio programma. E credo che il Movimento 5 Stelle come assente sia una perdita.

Però lei pescherà in quel bacino?
È molto probabile che molti dei loro voti si concentrino sul mio, visto che io non sono la politica tradizionale, gli altri sì, io sono un volto nuovo e gli altri no. Ma non ho giocato su questo la mia campagna elettorale. Una campagna iniziata in agosto, mentre tutti gli altri erano in ferie ed erano lontani dalla scelta del candidato. Abbiamo costruito un enorme laboratorio, abbiamo battuto i territori, abbiamo coinvolto i cittadini nella stesura del programma. E ora possiamo pensare alla vittoria.

Stupita di trovarsi contro i suoi amici intellettuali? Al “Fatto Quotidiano” hanno detto che voteranno Pigliaru.
Non mi interessa l’endorsement degli intellettuali, preferirei quello degli idraulici e dei panettieri. A me piace dialogare con la gente vera, quella che incontri nei bar. È lì che sono andata a parlare alla gente comune, ai disoccupati.

Nemmeno stupita?
Non parlo dei miei colleghi, perché non mi interessa. Non ho letto le dichiarazioni, ma posso immaginarle. Ognuno è libero di pensarla come vuole. I miei avversari non sono gli intellettuali, ma Pigliaru e Cappellacci.

E’ arrivato Berlusconi. E Berlusconi vuol dire Cappellacci.
Cappellacci ha sbagliato tutto. Ha fatto molti annunci, non ha concretizzato niente. Il piano dei trasporti? Ha fallito. Oggi la Sardegna è irraggiungibile a causa dei costi troppo elevati. Il resto è rimasto nel cassetto. Sui fallimenti di Cappellacci non credo che debba spendere troppe parole, è sotto gli occhi di tutti, uno speculatore, la sua giunta ha fatto abuso di denaro pubblico e malaffare. L’esempio di irresponsabilità.

E il professor Pigliaru?
Persona seria, accademico rispettato, ma con un programma vecchio di dieci anni. Lo chiamano il Monti sardo, ma non è un caso.

Esiste un modo per rilanciare la Sardegna?
Iniziamo col dirci la verità: l’industria chimica è finita. Nel Sulcis non siamo andati a raccontare le favole. Dobbiamo salvare le professionalità, non un’industria che non c’è.

E il turismo?
Produce il 7 per cento del Pil sardo. A Malta il 24,9. Nella nostra concezione però il turismo non deve e non può essere soltanto marino e costiero. La Sardegna ha un territorio interno che dal punto paesaggistico è incantevole. Lì, bisogna puntare.

Da Il Fatto Quotidiano del 2 febbraio del 2014 (modificato da redazione web il 3 febbraio alle ore 8.30)