Le difficoltà restano, ma l’azienda assicura: “Non lasceremo l’Italia”, anche se la situazione dello stabilimento di Porcia (Pordenone) rimane delicata. Ma al termine dell’incontro che si è tenuto a Roma, il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato è duro sull’esito delle trattative: “L’azienda non ci ha convinto, perché imposta tutto sul costo del lavoro, mentre noi vogliamo parlare del piano industriale. Nei prossimi giorni faremo un incontro con Letta”. A preoccupare il ministro è proprio la mancanza di una “proposta sullo stabilimento di Porcia e questo ci ha messo in allarme”. Zanonato ha però sottolineato che al tavolo è stato “chiarito che non esiste una soluzione Electrolux senza che si salvi Porcia”. I governatori delle regioni (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia Romagna) definiscono l’incontro di mercoledì “un passo avanti”.

Dall’incontro al ministero dello Sviluppo economico, al quale hanno partecipano tutti i rappresentati delle regioni, l’ad di Electrolux Italia e responsabile di tutti i siti europei della multinazionale Ernesto Ferrario, i presidenti delle Regioni interessate al futuro degli stabilimenti italiani del gruppo svedese e le organizzazioni sindacali, trapela la volontà del gruppo di elettrodomestici svedese di non lasciare il Paese. Cauti i governatori. Il presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ha sottolineato come dall’incontro sia emerso “che la trattativa si fa solo con tutti e quattro gli stabilimenti”. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha definito il tavolo “una pietra miliare “pietra miliare”, aggiungendo che governo e regioni vogliono “discutere il piano industriale: avranno filo da torcere, perché non si tratta di un contenzioso collettivo di serie B, non siamo la periferia dell’impero”. Per il presidente dell’Emilia Romagna, Vasco Errani, oggi è stato fatto “un passo avanti”, perché “la discussione non parte dalla questione dei posti di lavoro, ma falla strategia”. L’assessore al Lavoro della Regione Lombardia Valentina Aprea, intervenuta al posto del presidente Roberto Maroni, ha infine sottolineato l’importanza di considerare la vertenza “in modo unitario: c’è un caso Electrolux nazionale” e “bisognerà ripartire perché il piano sia di rilancio”, agendo “con misure a sostegno della ricerca e, perché no, anche con la leva fiscale”.

Il più critico sull’esito delle trattative rimane il ministro dello Sviluppo economico. Zanonato racconta che la discussione “è stata molto serrata e ha dimostrato la volontà delle istituzioni di salvaguardare l’integrità dell’azienda”. Poi annuncia: “Nei prossimi due o tre giorni ci sarà un incontro con il premier Enrico Letta, con l’obiettivo di garantire l’occupazione, il reddito dei lavoratori e gli insediamenti produttivi”. Rispondendo a una domanda sugli stipendi, che nella proposta di Electrolux, secondo i sindacati, scenderebbero al livello di quelli dei colleghi polacchi, il ministro ha confermato che “è stata citata la Polonia come riferimento”, ma ha aggiunto che “se si scende agli stipendi polacchi chiudiamo tutte le industrie italiane”.

Quanto agli esuberi, al tavolo è emerso, ha detto Zanonato, che “su 6.500 persone ci sarebbero 600 esuberi su una pianificazione di orario lavorativo di otto ore al giorno e 250 con sei ore al giorno”, al netto della situazione di Porcia. Per quanto riguarda infine le possibili soluzioni, Zanonato ha parlato di “favorire la ricerca e lo sviluppo e gli investimenti a bassissimi interessi sulla filiera produttiva”. Il ministro, che in questi ultimi giorni era stato accusato da più parti di aver agito con poca decisione sul tema Electrolux, ha invece rivendicato il proprio impegno, aggiungendo di aver anche “visto l’ambasciatore svedese perché facesse pressioni sulla famiglia proprietaria dell’azienda”.

Secco no anche dalla Cgil. “La proposta illustrata da Electrolux non ci convince per nulla e rimane inaccettabile, specie per quanto riguarda la chiusura di Porcia e il ridimensionamento degli altri tre stabilimenti, insieme alla richiesta di riduzione del salario”. Ha affermato il segretario confederale del sindacato, Elena Lattuada.

Sul fronte della protesta, la mobilitazione dei lavoratori prosegue. All’alba di mercoledì mattina le entrate dello stabilimento di Susegana, in provincia di Treviso, sono state bloccate. Gli operai hanno occupato gli ingressi, nessun camion è entrato né uscito e gli impiegati sono stati tenuti fuori dai cancelli. Anche in Lombardia a Solaro gli operai effettuano scioperi a scacchiera, l’obiettivo è rendere ingestibile la produzione e costringere l’azienda a bloccarla, come è avvenuto martedì. Presidio anche a Porcia, vicino a Pordenone. Nei giorni scorsi proprio sul sito di Porcia si erano addensate le voci di una possibile chiusura, poi smentite dallo stesso Zanonato. Ma l’azienda è cauta: “Le difficoltà dello stabilimento rimangono per la scarsa competitività del settore lavaggio”, e durante il tavolo l’ad Ernesto Ferrario avrebbe mostrato un volantino pubblicitario di un megastore che mostra lavatrici al prezzo di 199 euro, a dimostrare le difficoltà di reggere la concorrenza. E dalla cittadina friulana come da Susegana sono partite questa mattina in treno, verso Roma, due delegazioni sindacali per partecipare al “tavolo”. Intanto la Fiom lombarda annuncia di essere pronta allo sciopero generale territoriale. Una bocciatura è arrivata anche dal sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta: “Il piano Electrolux è inaccettabile per come è formulato, per modalità e per il merito, ma o noi tutti insieme – Governo, sindacati, enti locali – abbiamo delle controproposte oppure anche l’azione democratica diventa inutile”.

Anche il fronte politico si sta mobilitando per i lavoratori dell’azienda. Un’interrogazione urgente è stata presentata oggi dalle senatrici Isabella De Monte e Laura Puppato (Pd) ai ministri per lo Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche Sociali, per sapere quale sia la posizione sul piano presentato da Electrolux Italia. Mentre il leader della Fiom Maurizio Landini scrive al premier Letta: “Intervieni personalmente”.