Il rischio era grande quanto una casa: mettersi in gioco con un nuovo programma, solo pochi mesi dopo il successo di Pechino Express, sembrava una scelta avventata. Soprattutto se il format scelto rappresentava un’incognita. Ma Costantino della Gherardesca è così: un po’ sbruffone, certamente dotato di una alta stima di sé stesso, consapevole che l’onda va cavalcata e allora via, a capofitto in una nuova sfida televisiva.

E la prima puntata di Boss in incognito, docureality che catapulta un top manager nella dura realtà del dipendente, non ha deluso le attese. Gli ascolti, a una prima lettura, potrebbero sembrare bassi: 1.930.000 spettatori per il 6,6% di share. E invece, in una serata molto equilibrata, il programma è stato il terzo più visto del prime time.

Ascolti a parte, comunque niente male, il successo del programma sta in una narrazione televisiva efficace, in un montaggio tecnicamente di qualità, ovviamente nella conduzione come sempre sapida di Costantino e, almeno per quanto riguarda la prima puntata, nelle caratteristiche del top manager dell’abbigliamento David Hassan, facile alla lacrimuccia e dotato di una carica di umanità rara, nei tempi dei Marchionne e dei ricatti di Electrolux.

C’è molta scrittura autoriale, ovviamente, e qualcuno sui social network ha dubitato dell’effettiva veridicità del programma. Ma il docureality, qualsiasi docureality, ha una dose inevitabile di narrazione televisiva e Boss in incognito non fa eccezione.

Ciononostante, il giocattolino funziona bene, scorre, coinvolge, emoziona (abbiamo versato più di qualche lacrimuccia) e nell’epoca degli squali dell’economia in crisi è comunque una boccata di aria pura.

Costantino della Gherardesca ha il merito di non perdere nemmeno un grammo del suo divertente cinismo neppure nei momenti più emozionanti della trasmissione, riuscendo a bilanciare la melassa che giocoforza cola qui e là, tra le disavventure dei lavoratori e la presa di coscienza del Boss. È tutto un equilibrio sopra la follia, direbbe Vasco. E la follia è quella scanzonata e un po’ incosciente del conduttore. Un equilibrio, comunque, dosato alla perfezione e che ha proprio nel conduttore il suo fulcro.

Costantino, dopo anni di gavetta, sembra essersi trasformato nel Re Mida della nuova televisione. Delle due l’una: o è veramente un cavallo di razza, o è semplicemente oculato nella scelta dei progetti televisivi a cui lavorare. E in entrambi i casi, trattasi di talento puro.