Oggi il ricordo va alle vittime della Shoah: donne, uomini e bambini ebrei e di tutte le età sterminati dai nazisti.

E’ impensabile che oggi nessuno di noi si fermi per qualche minuto a contemplare gli scatti fotografici, condivisi sui social network, di quei bambini rinchiusi nei campi di concentramento che attendono il loro crudele destino. I bambini delle fotografie indossano gli stessi vestiti: un camice a righe con le maniche più lunghe delle loro braccia, sotto un maglioncino leggero e poi un fazzoletto sulla testa e un altro attorno al collo. Sono poche cose per ripararsi dal freddo.

Nelle fotografie che scorrono sotto i miei occhi, i bambini sono in piedi e scrutano l’obiettivo della macchina da dietro la recinzione fatta di filo spinato. Quel filo spinato delimita il confine tra la vita e la morte ed è inutile dire che loro stanno dalla parte sbagliata. Ma non ci sono finiti da soli. I nazisti li hanno presi di forza e li hanno deportati lì, ad Auschwitz, il campo di sterminio più tristemente famoso della Polonia.

In mezzo a quei bambini ce n’è uno che somiglia a tuo figlio, vedi la stessa espressione corrucciata, le dita delle manine sbucare dalle maniche. L’istinto è quello di allungare le braccia e tentare di riportarli tutti da quest’altra parte della linea di confine. E mentre simuli quel gesto qualcuno condivide un’altra fotografia scattata dentro i lager. Sono sempre bambini. Ma questa volta l’immagine è ancora più crudele. Quelli ritratti in questa fotografia non indossano più nulla. Sono completamente nudi e i loro corpi sono scalfiti dalla fame. Ti spoglieresti se solo potessi vestirli di quello che indossi, e mentre credi di poterlo ancora fare qualche amico condivide la fotografie dei corpi privi di vita di quei bambini, ammucchiati in una fosse comune. E’ troppo tardi.

In Se questo è un uomo di Primo Levi, viene raccontata dall’autore la sua esperienza nei campi di concentramento. Vi fu deportato nel ’44. Visto che non tutti sanno quello che davvero accadeva all’interno dei lager, alcuni addirittura negano che queste atrocità siano mai esistite, consiglio di leggerlo e lo faccio citando lo stesso Levi: “voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no.”