È morto di dovere, Michele Liguori, vigile urbano di Acerra. Nella città della Campania diventata la capitale della Terra dei Fuochi, Michele era comandante, ma anche unico componente, del “pool” della Polizia municipale destinato a combattere la camorra della monnezza. Quella che nelle campagne del suo paese gestiva il business delle discariche abusive. Camion di veleni, bidoni colmi di vernice, fossi riempiti con fanghi e detriti tossici, amianto, coloranti, scarti della concia delle pelli. Roba che ti divora il corpo.

Michele Liguori è morto a 59 anni domenica mattina alle 6:43. Lo hanno ucciso i miasmi che ha respirato in anni di lavoro spesi a scovare le discariche della camorra. Ci andava, voleva vedere di persona, fotografava, calpestava merda tossica. Respirava morte. Il suo lavoro dava addirittura fastidio. “Michè, ma chi te lo fa fare?”, gli dicevano i colleghi. Lui andava avanti, perché quello era il suo dovere di uomo che ogni mattina si svegliava e indossava una divisa. Di notte il telefono squillava. Non c’era nessuno dall’altra parte. A volte si sentiva solo una risata.

Michele è morto ucciso anche dall’isolamento. Chi doveva incoraggiarlo, stargli vicino, offrirgli i mezzi che servivano per combattere la camorra della monnezza, non lo ha fatto. Qualcuno, addirittura, gli ha rimproverato un “eccesso di zelo”. Proprio così, il vigile Liguori “eccedeva” nel fare il suo dovere. Nella terra dove mille occhi non hanno visto e mille altri si sono chiusi per ignavia e complicità con la camorra, esagerare con lo zelo è una colpa grave. Un servizio video del sito de La Stampa ci mostra Michele nel suo letto a pochi giorni dalla morte. La voce è flebile, ma gli occhi sono ancora capaci di sorridere. La mente è lucida quando il vigile racconta la sua storia. “Non potevo far finta di non vedere… a me i vigliacchi non sono mai piaciuti”. Attaccato al letto un rosario, l’ultima speranza di un uomo coraggioso che solo due tumori sono riusciti a piegare.

Michele Liguori è una delle tante vittime della Terra dei Fuochi. Poche settimane fa le mamme della Campania avvelenata hanno portato in piazza le gigantografie dei loro figli uccisi dai veleni. Hanno gridato il loro sdegno e chiesto alla politica di fare presto perché altri non muoiano. La risposta dello Stato, ancora una volta, è stata fiacca. Inconcludente. Di facciata. Un decreto senza fondi e militari mandati giù, tra Caserta e Napoli, a controllare il territorio. Ma soldi per le bonifiche di discariche, cave abbandonate, fiumi, interi paesi avvelenati, zero. Intelligenze scientifiche e tecniche messe a disposizione per affrontare un fenomeno paragonabile solo alle epidemie di peste nel Medioevo, nessuna.

Un esempio. I soldi a disposizione del Commissariato di governo per bonificare l’area vasta di Giugliano, sono pochi, solo 34 miliardi. Mentre quelli necessari per bonificare una sola discarica, la Resit, dove sono interrati i materiali del risanamento dell’Acna di Cengio, ammontano a 200 milioni, secondo l’Ispra. E non si tratta di bonifica, ma solo della messa in sicurezza. Non chiedono questo i cittadini della Terra dei Fuochi. Non è morto per questo il vigile Michele Liguori. “Un angelo moderno che lottava contro il male”, lo ha definito il vescovo di Acerra nell’omelia pronunciata ai funerali. “Un servitore delle istituzioni”, lo ha chiamato il Capo dello Stato. Sì, Michele serviva le istituzioni, le stesse che per anni in Campania sono state complici della camorra della monnezza.

Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2014