Sanzioni pecuniarie ai rappresentanti sindacali, introduzione dell’arbitrato interconfederale in sostituzione dell’autonomia delle singole categorie e altri elementi di limitazioni delle libertà dei sindacati anche in contrasto con la recente sentenza della Corte costituzionale sulla Fiat”. Maurizio Landini, segretario della Fiom, riassume così a ilfattoquotidiano.it le novità più pericolose introdotte dal testo unico di rappresentanza sindacale firmato lo scorso 10 gennaio tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.

Il sindacalista critica soprattutto il voto del direttivo della Cgil sul regolamento, che si è concluso con la vittoria schiacciante dell’ordine del giorno presentato da Susanna Camusso. “Settimana scorsa è stata confermata la firma all’accordo, ma la Cgil non ha accettato la consultazione con i diretti interessati, ovvero i dipendenti a cui sarà applicato il contratto”, spiega Landini, sottolineando che “questo è un punto grave perché lo stesso statuto della Cgil prevede che gli accordi per essere validi devono essere sottoposti al voto dei lavoratori iscritti”. Per questo motivo “la Fiom non si sente vincolata dall’intesa e farà di tutto per reagire alla svolta autoritaria della Cgil”.

Ma quali sono le conseguenze più pericolose dell’accordo per i lavoratori? “L’intesa stabilisce che le aziende possono applicare sanzioni pecuniarie nei confronti di organizzazioni o rappresentanti sindacali, una cosa contro cui ci siamo sempre battuti e che rappresenta una limitazione dei diritti dei lavoratori e delle libertà sindacali“, afferma Landini. Il testo unico stabilisce inoltre che la Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) “deciderà sugli accordi di qualsiasi natura, anche sulle intese che modificano le condizioni nazionali”. Una novità che “rischia di limitare il coinvolgimento dei lavoratori, che non potranno votare su accordi aziendali e quindi non potranno esprimersi su decisioni importanti”.

C’è poi la questione degli arbitrati interconfederali, “introdotti in sostituzione dell’autonomia delle singole categorie”. L’intesa stabilisce infatti che “se ci sono problemi tra diversi sindacati all’interno di una categoria c’è l’obbligo di chiedere l’intervento di una confederazione, che insieme alle controparti è incaricata di risolvere il contenzioso”, prosegue il sindacalista, sottolineando che “i contratti nazionali li fanno le categorie e se le confederazioni si sostituiscono a loro c’è un cambio di natura del sindacato, che porta a un minor potere contrattuale per i lavoratori. Viene così eliminato il ruolo libero di contrattazione tra le parti sociali”.

Non è d’accordo il numero uno della Cgil. “Il giudizio del direttivo, come prevede lo statuto confederale, è vincolante per tutta l’organizzazione”, precisa la Camusso, sottolineando che “l’insieme di queste regole disegna un modello di rappresentanza sindacale trasparente, democratico e fortemente partecipato”. E porterà a “conclusione un processo di riforma che inverte la deriva degli ultimi anni fatta anche di intese separate prive di ogni verifica democratica e di limitazione delle libertà sindacali per chi dissente”.

La Fiom non si dà però per vinta. “Abbiamo convocato riunioni e assemblee in tutta Italia nelle prossime settimane per valutare come affrontare la decisione della Cgil”, annuncia Landini, ricordando che “abbiamo chiesto ritiro della firma e che si riapra una trattativa per riaprire il negoziato e modificare i punti che non condividiamo”. E aggiunge: “La partita non è ancora chiusa”.