Prima sono stati lasciati a casa tramite un sms inviato sui telefoni cellulari, poi l’azienda ha comunicato loro l’intenzione di licenziarli tutti. E’ stato un inizio anno da dimenticare per i 16 lavoratori della cooperativa Feynmann, impiegati nei magazzini del colosso indipendente dell’editoria di libri Giunti Messaggerie a Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini. Il 2 gennaio scorso, infatti, la proprietà della cooperativa milanese, che un anno fa si era aggiudicata una gara d’appalto per la gestione delle merci di Opportunity Spa, un ramo d’azienda di Messaggerie Italiane che si occupa della vendita di libri a prezzo ridotto e della fornitura di prodotti editoriali nel settore della grande distribuzione organizzata, subentrando alla precedente cooperativa e rilevandone anche i lavoratori, ha informato i 16 facchini che loro, a lavorare, non dovevano più andarci. Senza alcun preavviso.

“Di licenziamento, però, non si era parlato affatto”, specifica Ornella Giacomini, segretario della Filt Cgil di Rimini. L’annuncio, un secondo shock per i 16 lavoratori, alcuni italiani ma in maggioranza provenienti da paesi extra europei, è arrivato un paio di settimane dopo, quando i facchini sono stati convocati dall’azienda per ricevere la loro busta paga. “La cooperativa ha detto ai lavoratori che l’appalto che aveva vinto l’anno scorso era stato ritirato e che quindi la società sarebbe tornata a Milano, attivando la procedura 223, quella per il licenziamento collettivo, per tutti i dipendenti impiegati a Santarcangelo di Romagna”. Un fulmine a ciel sereno persino per i sindacati, che il 21 dicembre scorso avevano incontrato la Feynmann, che li aveva rassicurati sul proseguimento dell’appalto per tutto il 2014.

Alla base della decisione ci sarebbe la cessione di un ramo d’azienda dell’opportunity, cessione che ridurrebbe la mole di lavoro nel sito di Santarcangelo di Romagna, ma ogni dettaglio sulla vicenda è rimandato al 21 gennaio, quando cooperativa e sindacati si incontreranno per trattare sul futuro dei facchini. “Feynmann proporrà il licenziamento, noi cercheremo di fare il possibile per salvaguardare i lavoratori”. Se per tutti e 16 il timore è rimanere senza stipendio, per i facchini extracomunitari c’è anche la preoccupazione relativa al permesso di soggiorno che, in pochi mesi, senza lavoro, viene revocato, con conseguente ingresso nello stato di clandestinità. “I lavoratori sono molto preoccupati – racconta Giacomini – dai trentenni ai cinquantenni, tutti sanno che incontreranno grandi difficoltà a trovare un altro impiego e ognuno di loro ha una famiglia da mantenere, un affitto da pagare, delle bollette che arrivano nella buchetta della posta ogni mese”.

Ad aggravare la situazione c’è poi un altro fattore: non è sicuro, infatti, che i 16 facchini potranno godere degli ammortizzatori sociali. “Non si sa nemmeno se avranno la cassa integrazione o la mobilità – spiega Giacomini – perché il settore delle cooperative è un settore difficile e pieno di anomalie, dove i diritti e le tutele non esistono. Il contratto nazionale non è stato sottoscritto e ogni cooperativa lo applica a modo suo, almeno sulla carta: perché poi a dettare le vere regole è il regolamento interno, che impone paghe misere, orari di lavoro estenuanti e nessuna tutela”. Il sistema è quello del risparmio sul costo della manodopera: “Chiamano i lavoratori ‘soci’, ma in realtà è un modo per pagarli di meno. Nelle cooperative le persone sono numeri che devono produrre, e quando non servono più vengono dismesse. Non è giusto”. I sindacati hanno già convocato due incontri per discutere il futuro del sito di Santarcangelo: uno il 21 gennaio, e uno il 23.

“Faremo il possibile – sottolinea il segretario Filt Cgil – ma credo che anche le istituzioni cittadine debbano intervenire per salvaguardare i lavoratori, perché non possiamo lasciare che si crei un’ulteriore emergenza lavorativa in questo territorio, che già vive una deriva non più gestibile. Bisogna rimboccarsi le maniche e collaborare perché ogni posto di lavoro perso è una persona che finisce in quel limbo di inoccupazione senza speranza, dove chi cerca lavoro non lo trova e dove anche chi è giovane non riesce ad uscirne autonomamente”.