Se Maramaldo Renzi e Valeriana Letta incarnano la leadership del Terzo Millennio, possiamo essere ragionevolmente sicuri che lo “sgoverno” nazionale potrà continuare ancora a lungo, imperturbato. Del resto la scuola è quella: l’accademia democristiana, seppure nella retrocessione dai corsi universitari all’asilo Mariuccia. Una scuola dove ti insegnavano a chiamare “amico” il tizio che stavi per pugnalare alle spalle. Nella totale devozione ad una sola divinità: il potere per il potere.

Sempre più in via di rimpicciolimento entrambi – come giustamente osserva Furio Colombo – tanto il Premier come il Segretario; ma pur sempre pericolosissimi.

Matteo Renzi può pure provare a stordirci con il tormentone a “partiam-partiamo” del fare disinteressato per il bene superiore del popolo italiano. Tutte le sue mosse sono finalizzate ad aprire una botola sotto i piedi del governo. Infatti l’accelerazione sul tema della riforma elettorale con l’offerta del prendi tre paghi uno; infatti un Jobs Act illusionistico in cui si promette di creare nuovo lavoro senza porsi il problema di come aumentare la capacità competitiva di un sistema produttivo in catalessi; infatti le sparate per la liberazione delle imprese dai balzelli delle camere di Commercio (da cui deriverebbe un risparmio “decisivo” di qualche decina di euro l’anno); infatti… e così via… tutte queste mosse sono puro posizionamento elettorale. In due sensi: salda la linea incendiaria di Renzi a quella di chi vuole consultazioni a primavera (Berlusconi e Grillo); rompe la logica delle intese che reggono l’attuale governo spingendo ai margini Angelino Alfano e i suoi. Operazione mortale per la Nuova Desta ex Pdl, che ben difficilmente troverà apparentamenti elettoralistici con i berluscones rischiando l’estinzione. Per inciso: quest’ultimo effetto potrebbe anche rivelarsi un’opera meritoria, se non altro perché spedirebbe nel dimenticatoio almeno uno dei due soci della Ditta Boccia – De Girolamo (la società a responsabilità limitata per il ritorno della politica al modello immortale del Foro Boario, il mercato delle vacche). Un buon inizio, seppure inintenzionale.

Allo stesso modo andare alle elezioni era l’auspicio che tanti (compreso il sottoscritto) avevano formulato subito dopo i pasticci clamorosi del febbraio scorso. Ma finirci in questo modo, senza nessuna chiarezza sugli obiettivi e sulle maggioranze, solo perché così vuole un bulletto arrogante, non sembra il massimo della lungimiranza. Appurato che la spinta per anticipare la consultazione da parte del nuovo segretario Pd è puro tatticismo: collegare alle elezioni europee, in cui il rischio di un plebiscito a favore della protesta è più che prevedibile, quelle politiche, in cui i sondaggi darebbero il sindaco di Firenze in pole position.

Intanto Letta prosegue nella sua missione anestetica, seppure collezionando quotidiani incidenti di percorso e scivolate su bucce di banana come un Ridolini (però macabro): terrorizza il personale della scuola promettendo e ritrattando prelievi sugli stipendi, annuncia miracoli economici prossimi venturi della consistenza di una bolla di sapone. Ma tant’è non è questo il vero obiettivo, che – in effetti – si riduce al prendere tempo a qualunque costo. Nella convinzione che le tensioni sono destinate a esaurirsi facendo sbollire la pentola delle rabbie sociali.

Sicché appare già a prima vista in tutto il suo carico menzognero – a uso di chi se la beve – la storiella della strana coppia di quarantenni che lavora in perfetta sintonia per il bene generale in base a una sagace divisione del lavoro.

Sarebbe come voler credere che esista una sinergia tra il piromane e il pompiere, anche se l’intento comune è quello di cucinare a puntino questo Paese di pollastri.

Furio Colombo: ‘Letta e Renzi, due politici diventati piccoli piccoli’