È giusto proporre all’Europa uno scambio: poter sforare il tetto del 3 per cento di deficit in cambio di alcune riforme da fare subito. Servono però azioni che segnino un cambio drastico delle regole e indichino alcune priorità. L’immagine dell’Italia è ai minimi storici. Aver perso mesi sull’Imposta municipale sugli immobili (Imu) ci ha fatto perdere credibilità agli occhi di tutti i governi e investitori stranieri: come può un paese con alte diseguaglianze e debito pubblico cancellare la sua unica imposta sul patrimonio?

Mi limito ad alcuni esempi. Riforme costituzionali per dare all’Italia una democrazia governante. Per attirare gli investitori stranieri non si tratta di riscrivere per la centesima volta il codice del lavoro. In Italia più che l’articolo 18 sono la lentezza della giustizia e il diritto amministrativo che scoraggiano gli investimenti, accrescono il costo del credito e bloccano l’economia. Si faccia una riforma coraggiosa per aumentare l’efficienza del sistema giudiziario, introducendo, ad esempio, sistemi di valutazione della performance dei tribunali: numero di giorni necessari per arrivare alla chiusura di ogni contenzioso, calcolati per magistrato e resi pubblici, con penalizzazioni e premi sulla carriera dei magistrati stessi.

Si abbia anche il coraggio di agire sul diritto amministrativo. Una vera rivoluzione sarebbe l’abolizione dei Tar. Il nostro diritto amministrativo è un vero cancro per l’economia nazionale, è incentrato su una logica delle procedure mentre bisogna introdurre una logica dei risultati. Regole moderne, tempi rapidi e certezza del diritto. Poi un piano di semplificazione e di liberalizzazione di una serie di attività dove possono essere creati nuovi posti di lavoro, soprattutto nel terziario: servizi pubblici locali, grande distribuzione, utilities.

Un nuovo patto tra insegnanti, Stato e famiglie: più attenzione ai risultati, più autonomia e sperimentazione, più premi agli insegnanti che lavorano e si impegnano, coinvolgimento delle famiglie nella vita delle scuole (sull’esempio delle charter school). Riforma delle fondazioni bancarie che imponga la loro fuoriuscita dalle attività bancarie e il superamento del controllo della politica locale sul sistema bancario.

Il Fatto Quotidiano, 3 gennaio 2014