Meno 27 gradi. Il sito del meteo.it è implacabile: su New York si sta per abbattere una grande tempesta di neve. Già dalla sera di giovedì i primi fiocchi hanno cominciato la loro danza tra le luci delle strade. E con essi  i primi messaggi dall’Italia: “fateci sapere come state”. Mi sono preoccupata e, aprendo i nostri quotidiani, ho letto che annunciavano una forte tormenta sulla città. “Se dai retta ai giornali italiani, mi hanno detto, sembra sempre che qui accadano catastrofi e che si dovrebbe rimanere tappati in casa e non uscire più”.  

Non è il primo anno che di questo periodo veniamo negli States. Prima era Boston, poi Saint Louis e da quest’anno New York. Sì, perché noi siamo i genitori di un cervello in fuga. Che strano eh, non si parla mai dei genitori, si parla solo e sempre di loro…dei nostri cervelli in fuga. Ssstt non facciamoci sentire da mia figlia perché si arrabbia. Ed ha ragione perché la sua non è stata una fuga, ma una scelta di vita e di lavoro iniziata anni fa, quando, cominciato il dottorato alla Sapienza, venne chiamata in un laboratorio di Boston. Lì ha fatto tutto il percorso di studio da dottoranda e una volta terminato si è trasferita a Saint Louis per il post doc.  

Ora con la sua famiglia è a New York da febbraio e con il marito fanno ricerca al Mount Sinai, un prestigioso ospedale ebraico di Manhattan, citato da Federico Rampini proprio l’altro giorno in un bellissimo articolo su New York come centro di ricerca leader insieme allo Sloan-Kettering.

New York, l’eterno cantiere dove tutto si rinnova. Una città in continua evoluzione  dove interi quartieri come Harlem stanno rinascendo. Si demolisce e si ricostruisce dappertutto. Perfino la cattedrale di Saint Patrick è circondata da teli protettivi. Il rumore del martello pneumatico ti accompagna dappertutto. Per non parlare del World Trade Center, la zona di Lower Manhattan dove erano le Torri gemelle. Sei anni fa rimasi impressionata dal cratere e dal silenzio. Ora una magnifica torre è rinata proprio lì. È la Freedom Tower.  E al posto delle torri due fontane quadrate delle stesse dimensioni della base delle torri e su dei pannelli a ricordo di quell’attentato i nomi delle 2752 persone morte. Il fermento e il movimento hanno sostituito il silenzio. E la vita ha ripreso il suo corso. Perché New York è così. Oltre ad essere la città in cui non si dorme mai, è anche una metropoli vivace attiva e dinamica. Difficile non amarla.