Autostrade per l’Italia corre di nuovo ai ripari e progetta un enorme sistema idraulico per tentare di salvare un paesino e a fermare la frana che ha risvegliato con la sua stessa grande opera. La società dei Benetton, che sta costruendo la Variante di valico attraverso l’Appennino tra Bologna e Firenze, ha infatti annunciato oltre 50 nuovi espropri a Ripoli Santa Maria Maddalena. La procedura di alienazione è stata pubblicata il 2 gennaio 2014 sul bollettino della regione Emilia Romagna ed è una nuova batosta per gli abitanti del borgo. Da anni infatti questi montanari hanno le case danneggiate dai movimenti della frana su cui è poggiato l’abitato, una enorme massa di terra rimessa in moto proprio dai lavori per la galleria val di Sambro. Un tunnel a doppia canna progettato in maniera superficiale – come ha messo in luce anche un’inchiesta giudiziaria – senza mettere in conto le conseguenze dell’andare a toccare un versante come quello di Ripoli, delicatissimo. 

Ormai tuttavia il danno è fatto e si prova a mettere una pezza. I 50 espropri (su una popolazione di circa 450 abitanti) serviranno per mettere in piedi un grande cantiere che riguarderà tutto il paesino. Secondo i progetti della società dei Benetton, una volta che il progetto definitivo sarà approvato (dovrebbe essere questione di mesi, il tempo di eventuali opposizioni da parte degli espropriati), a Ripoli saranno scavati 394 pozzi, nei cortili e nei terreni adiacenti alle abitazioni, alle chiese, alle ferrovie. A forare il terreno dovrebbero essere delle grandi trivelle e queste buche – profonde fino a 20 metri e con un diametro di un metro e mezzo, per il cui scavo potrebbero essere necessari mesi, forse anni – dovrebbero servire ad assorbire l’acqua di cui è impregnata la grande frana, rallentandone (questa è la speranza dei committenti) il cammino verso valle. Oltre a questi pozzi, che saranno riempiti di ghiaia, tra le case del paese spunteranno una decina di pozzi da 8 metri di diametro che serviranno anche a regolare l’imponente sistema idraulico di Ripoli.

L’obiettivo di Autostrade per l’Italia è dunque quello di cercare di limitare i danni creati dalla sua galleria. Nonostante infatti i fronti di scavo delle due canne del tunnel abbiano già superato il centro abitato di Ripoli, i misuratori hanno continuato a segnalare i movimenti, in alcuni casi anche per decine di centimetri: “Gli interventi di drenaggio – è scritto nel progetto depositato presso il comune di San Benedetto val di Sambro – hanno la sola funzione di limitare quanto più possibile lo sviluppo di sovrappressioni interstiziali a seguito di periodi caratterizzati da intensa piovosità e conseguentemente controllare le deformazioni di versante in particolare quelle in corrispondenza del centro abitato e del viadotto Piazza”.

Non è un caso il riferimento al viadotto Piazza: questo grande ponte a monte di Ripoli fa parte della attuale A1 Bologna-Firenze e i suoi pilastri da due anni a questa parte hanno iniziato a camminare con la frana, come le case del paese: da ottobre 2011 12 centimetri. Anche per fermare questo movimento ora il sistema dei pozzi andrà da valle, dove passa la storica linea della ferrovia Direttissima, sino a monte, ai piedi dei piloni del viadotto.

I cittadini ripolesi del Comitato Autosole, che fin dal 2011 presentò le prime denunce e rese pubblico il dramma della frazione montana, prendono atto dell’ennesimo disagio che dovranno affrontare: “C’è l’amarezza di constatare che tutto quello che avevamo previsto si sta ora realizzando”, spiega Dino Ricci, portavoce del comitato. A novembre 2013 era partito un altro esproprio per un gruppo di case, appena fuori dal paese, a rischio crolli appena sotto ci passeranno gli scavi. Infine una quarantina di persone sono state sgomberate tra il 2010 e oggi per il pericolo di crolli. “Il paese è condannato alla morte nell’indifferenza più totale delle istituzioni. Il comitato – conclude Ricci – non è mai stato sentito neppure dalla magistratura, nonostante siamo stati i primi a firmare le denunce”.

Il caso di Ripoli è stato per un anno e mezzo al centro di una indagine penale per frana e disastro colposo condotta dal pubblico ministero Morena Plazzi. Una lunga consulenza affidata a degli esperti scelti dalla Procura aveva messo in luce che senza dubbio le frane di Ripoli erano state rimesse in moto dagli scavi della galleria val di Sambro. Tuttavia la Procura ha chiesto l’archiviazione perché tra le altre ragioni – è l’assunto della pm – sarebbe stato impossibile, al momento della progettazione, definire con una previsione precisa quella che poteva essere l’evoluzione della frana, considerati anche i limiti tecnici esistenti vent’anni fa, al momento della progettazione della Variante di valico. Ora la richiesta di archiviazione della Procura attende il parere del giudice per le indagini preliminari.