I comuni non possono redarre piani urbanistici, o come si dice oggi “Piani di governo del territorio” (Pgt), che considerino “servizi religiosi” solo quelli espressione dalla Chiesa cattolica, senza che gli stessi vengano messi sullo stesso piano delle altre confessioni presenti sul territorio. La cosa renderà più semplice avviare iter per la realizzazione di nuove moschee o centri islamici ed in pratica metterà fuori legge le campagne contro di essi.  

È quanto stabilisce una sentenza di uno dei Tar della Lombardia emessa subito dopo Natale. Il Tribunale amministrativo distaccato a Brescia ha infatti bocciato il Pgt varato nel marzo del 2012 dall’amministrazione della città dalla Loggia e sul quale si era aperto un lungo contenzioso. 

Nella parte del cosiddetto “Piano dei servizi” – una delle tre sezioni in cui è diviso un moderno Pgt – non veniva fatto alcun riferimento ai “bisogni” dei cittadini non-cattolici. In fondo niente di anomalo, visto che allora Brescia era retta da un’amministrazione di centro destra, con in testa il pidiellino Adriano Paroli. Tra gli slogan più gettonati alla sua corte, la frase: “Mai nessuna nuova moschea”.  

Ma nel Piano dei servizi un’amministrazione deve “fotografare”, e pianificare poi, la vita nella propria comunità, senza preconcetto alcuno. Individuati i bisogni, la legge dice che occorre “promuovere la realizzazione di attrezzature di interesse comune, destinate a servizi religiosi” legati alla Chiesa Cattolica, come parrocchie e oratori, ma anche “agli enti delle altre confessioni religiose”.  

L’associazione mussulmana bresciana “Muhammadiah” è così ricorsa al Tar, evidenziando la forte sperequazione. E la giustizia amministrativa oggi le ha dato ragione, scrivendo: “La delibera di approvazione del Pgt va pertanto annullata nella parte in cui omette di apprezzare, attraverso una corretta e completa istruttoria, quali e quante realtà sociali espressione di religioni non cattoliche, in ispecie islamiche, esistano nel Comune; di valutare le loro istanze in termini di servizi religiosi e di decidere motivatamente se e in che misura esse possano essere soddisfatte nel Piano dei servizi”.  

“Una sentenza che si farà sentire anche al di là dei confini di Brescia” dice l’architetto Luciano Lussignoli, urbanista e tra i consulenti dell’associazione mussulmana al momento del ricorso. “La stragrande maggioranza dei Pgt dei centri lombardi e forse anche fuori dalla regione – aggiunge Lussignoli – è scritta infatti come quello di Brescia. Ma è giusto che tutti possano godere delle agevolazioni necessarie per celebrare al meglio il proprio culto religioso”. Per effetto di questa sentenza Brescia dovrà riscrivere il suo “Piano dei servizi” e fare in modo di prevedere aree edificabili sulle quali possano sorgere in futuro nuovi centri di culto, anche non cattolici. 

Inoltre, anche sul fronte delle agevolazioni fiscali il Piano dei servizi fa godere di precise prerogative. “Un’associazione culturale e religiosa riconosciuta e legittimata – conclude Lussignoli – potrebbe partecipare alla spartizione dei finanziamenti che sono previsti per legge. Si può arrivare a chiedere un contributo comunale per realizzare il proprio edificio di culto, come ad esempio l’8 per mille degli oneri di urbanizzazione”.