Una domanda è d’obbligo ed è rivolta a tutti coloro, magistratura compresa, che hanno iniziato a rappresentare l’iter di riforma dell’istituto della custodia cautelare, come una sorta di dannazione biblica tutta tesa a favorire i delinquenti. Siamo tutti d’accordo che la libertà personale, in uno Stato democratico, rappresenta uno dei beni primari a cui tutela si è spesa la stessa Costituzione?

Se si parte da questo assunto e se ne condivide la ratio, pare difficile non salutare con sollievo l’attività di una commissione che finalmente inizia a porsi il problema dei troppi detenuti in attesa di giudizio che pernottano nelle nostre galere. Se, al contrario, si pensa che il bene primario da tutelare sia vedere assicurato alla giustizia un colpevole, indipendentemente dal fatto che lo sia o meno, ecco spiegarsi quella bava alla bocca con cui molti commentatori, tra cui parte della magistratura, denunciano l’ennesimo colpo di mano a favore dei delinquenti da parte dei soliti politici.

Può piacere o meno ma il numero di assoluzioni, per coloro che si sono fatti mesi o anni di galera a scopo preventivo, è da follia pura. Il fatto che un arrestato, ad insindacabile giudizio del Pubblico Ministero possa incontrare il proprio avvocato a partire dal quinto giorno è da paese giuridicamente analfabeta. Ed infine, il fatto che si scambi la galera con l’unica forma interdittiva al fine di evitare la perpetuazione del reato o la possibile fuga rappresenta una concezione medioevale del diritto. Vale per i colletti bianchi e a maggiore ragione per quelli blu che, oltretutto, rappresentano il numero consistente di coloro che bivaccano abbandonati nelle nostre galere spesso interrogandosi o interrogando l’avvocato sul perché di questo abbandono.

Non sappiamo cosa uscirà dalla proposta di riforma. Sappiamo che, finalmente, la politica dopo venti anni di nulla, ha iniziato a porsi la questione in ordine ad un uso corretto e costituzionalmente garantito di uno dei diritti fondamentali dell’uomo. Un diritto che la destra cialtrona di questo Paese vorrebbe applicato solo a se stessa e ai propri amici e che la vergognosa sinistra (sempre di questo paese) ha, nel tempo, dimenticato relegandolo a ruota di scorta di un improbabile e fumoso ideale di nazione.

Legge e ordine si coniugano poco con il rispetto delle prerogative della persona, quando all’ordine e alla legge si sacrificano i diritti e le garanzie. Non comprendere questo semplice assunto significa non avere introiettato due secoli di diritto in cui, un tempo, l’Italia eccelleva. Un tempo.

E se ci fossero dubbi si leggano con attenzione gli scritti di Luigi Ferrajoli, garantista e giurista di razza. Uno dei padri nobili di questo sgangherato paese in merito alla necessita di riformare integralmente la giustizia e, non ultima, anche la magistratura. Quindi, avanti tutta.

P.S.: gli insulti, alla pari della pubblicità, non sono graditi in questo condominio. I ragionamenti, al contrario, sono ben accolti.