Passeggio insieme a Mara, un’amica, per il centro storico della mia città, in una vigilia di Natale umida e fredda. Sono stata adottata da questa piccola città del Nord, attraversata da inverni di cielo bianco che fanno dimenticare il sole anche per giorni e giorni, e a volte settimane. L’atmosfera tra la gente che cammina nelle vie strette del centro, sembra apparentemente la stessa delle feste di Natale passate, ma si avverte qualcosa di differente. Un silenzioso e pesante non detto.

Mara è una giovane donna, bella, intelligente e solare. Una compagna di chiacchierate, bevute di prosecco, confidenze e risate; ci siamo scambiate gli auguri di Natale e le speranze in un anno migliore. Lei accenna alla precarietà del lavoro e alla pesantezza di quel sentirsi sempre in attesa. Mi dice: “speriamo…si vive cosi, dicendo e pensando, speriamo”.

Penso al grande freddo che soffia in Europa con particolare ferocia sui diritti delle donne, sulle fasce sociali più deboli, su immigrati e nuovi poveri e soprattutto sulla popolazione più giovane. Penso alla rapina spietata dei governi asserviti alla finanza che saccheggia i diritti conquistati in passato, sottraendo alle popolazioni risorse, il presente e il futuro. Quel grande freddo sembra concretizzarsi nella tempesta di gelo che si sta abbattendo sul Vecchio Continente sempre più vecchio con quelle Controriforme che chiamano ‘innovazione’ e ‘cambiamento’.

Hanno annunciato pioggia e neve.

Ci viene incontro un gruppo di ragazze e ragazzi. Portano dei cartelli al collo con scritto: ‘abbracci gratis‘, e ‘vi regaliamo un sorriso‘. Penso che sia l’idea di qualche associazione che poi chiederà una piccola donazione per tirare avanti. Allungo la mano nella borsa per dare qualcosa. Invece no! Gli abbracci sono proprio gratuiti. Una ragazza mi viene incontro e ci abbracciamo. Mi fanno una gran tenerezza con i loro vent’anni in mezzo a questo grande freddo che avanza. Penso a mio nipote Luca, che ha ventanni, e ai nipoti e alle nipoti altrui. A mia figlia Sofia, che ha dieci anni, e ai figli e alle figlie non mie, e al freddo che avanza senza tregua. Sembra che ci colga impreparati, come fossimo già intorpiditi o congelati.

Dopo l’abbraccio, un ragazzo lascia scivolare tra le mani di Mara un biglietto su cui è scritto: ‘viviamo viaggiando sospesi nel nulla su un pianeta che si muove ad oltre centomila chilometri orari. La vita è un’arte, se ci abbracciamo la pratichiamo meglio”.

Non è nella solitudine, non è nella parcellizzazione in cui ci hanno relegato che possiamo trovare la via d’uscita da questo torpore.

Mi hanno regalato un abbraccio e ora lo distribuisco. Un abbraccio forte e avvolgente, a tutte e a tutti.
Buone Feste.