Caro Gesù Bambino, sei sicuro di arrivare anche stavolta?

Ad aspettarti quest’anno troverai i Forconi, 4 giovani su 10 disoccupati, uomini e donne che al termine dei mercati rionali raccolgono verdura e frutta per sfamarsi, cinquantenni che hanno perso il lavoro e che cercano di trovarlo grazie agli appelli dei figli.  

Non so se riuscirai a trovare una casa, ma una capanna nelle periferie delle città sicuramente ci sarà. Se bussi a qualche porta non farlo a quella di qualche politico perché la troverai chiusa.

Ci proviamo anche noi da un sacco di tempo, vorremo farci ascoltare, vorremo far vedere loro il nostro stipendio, portarli con noi una sera alla stazione a vedere chi dorme sui marciapiedi o far fare loro un viaggio a Scampia o allo Zen. Ma non ci aprono.

Avvertici se hai intenzione davvero di venire: proveremo ad avvisare i giovani di questo Paese affinché rimandino di qualche giorno le loro partenze: non so se lo sai, ma da tempo fuggono all’estero in cerca di speranza. Vanno in Germania, in Messico, in Inghilterra.

Non t’aspettare i Re Magi. Mi spiace ma dovrai farne a meno: gli ultimi che hanno provato ad arrivare in questa terra, portando il dono delle loro culture, delle loro meravigliose storie, sono affondati nell’indifferenza.

Se comunque decidi di venire ricordati che in questo periodo siamo molto occupati a farci gli auguri, a farci dei regali, a realizzare alberi, presepi, a preparare cenoni e pranzi. Non chiedermi perché ci facciamo gli auguri, spesso chi li fa non sa cosa augura.

Ma se arrivi, io ci sarò. E mi auguro, con verità, che ci siano anche i miei amici veri, le persone care a cui ho inviato questa lettera, perché abbiamo bisogno di ritrovare il volto dell’uomo, di riscoprire la bellezza di un arrivo, di emozionarci, di guardarci negli occhi (non riusciamo più nemmeno a fare quello) con sincerità, di appassionarci.

Ti aspettiamo. Se non hai tempo il 25, arriva pure quando vuoi.