Tavolata di vecchie amiche, tutte in odor di quaranta. Su quattro, io sono l’unica con figli. Tra le chiacchiere in rosa su amicizia, famiglia, relazioni, emerge una nota comune tra quelle senza figli: la convinzione di essere in qualche modo discriminate “dalle altre” perché ancora single o solo in coppia.

Chi non ha figli si sente spesso biasimata, più o meno velatamente, perché la sua vita non è abbastanza piena (senz’altro non quanto quella di chi ha figli) o ricca di significato.

“Se c’è da comprare un regalo a qualcuno, tutti si aspettano che vada io, perché credono abbia più tempo” dice Sarita. “E quando ci si vuole incontrare, lo si fa solo a casa della mamma di turno, perché lei non si può muovere. Se durante la serata il bambino diventa noioso, veniamo tutti mandati fuori senza troppi complimenti”.

“Per carità” – continua Sarita – forse sarà vero che ho più tempo, ma i miei hobby sono fondamentali alla mia vita, e anche la mia voglia di annoiarmi in casa, magari a letto, deve essere importante”.

Le critiche allo stile di vita baby-free, non vengono mai dagli amici uomini, ma da quelle amiche che si conoscono da anni, a volte da tutta una vita.

Le donne sono consapevoli che tra loro si fatica a ‘fare spogliatoio’, non è straordinario che in un ufficio di sole donne si generi un clima irrespirabile di tensioni e attriti.

La donna percepisce nell’altra un possibile elemento di pericolo, di rivalità e soprattutto all’inizio, ci si studia con cautela.

Eppure, nonostante l’istinto di competizione, l’amicizia tra due donne diventa un legame intenso, passionale, fraterno – niente a che vedere con quella tra uomini – tanto che quando, per qualche motivo, il rapporto finisce, la rottura viene vissuta al pari di una storia d’amore naufragata, quasi un lutto. Ci sono donne che mi hanno raccontato con vivida lucidità di una loro amicizia finita trent’anni prima!

Oggigiorno non avere figli a trentasette anni è tutt’altro che una rarità, le ragioni sono molteplici e non sempre derivano dal libero arbitrio: dietro a un presunto benessere si nascondono rammarico e dolore.

Nessuno, meglio di una donna, dovrebbe conoscere il complesso universo fatto di emozioni che è l’animo femminile; eppure, anziché perseguire un’intima complicità, si è più inclini a rinfacciarsi le altrui mancanze.

Anche le neo-mamme facili al lamento spesso devono affrontare i loro demoni. Vengono catapultate in una situazione nuova e complessa, la maternità non sembra quella cosa meravigliosa di cui tutti parlano e il drastico cambio di vita ha forzato un ridimensionamento dei propri bisogni e desideri.

Osservare dall’esterno la vita di un’amica, ancora satura di vecchie abitudini e di autonomia, può esacerbare alcune frustrazioni latenti.

Ma invece di costruire, mamme e non-mamme, rapporti più inclusivi, le prime propendono all’attitudine “tu non hai figli e non puoi parlare” quando le altre si permettono un parere sulla famiglia o i figli.

E’ incontrovertibile, a quel punto, che le strade – anche solo affettive – prendano direzioni diverse.

Nonostante la natura ci abbia dotate di un’innata amorevolezza e sensibilità, è difficile comprendere come a tratti, noi donne, ci comportiamo come le peggiori nemiche di noi stesse.

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