Nuovi guai in arrivo dall’energia per la famiglia De Benedetti. Mentre le trattative con la politica e con le banche creditrici entravano nel vivo, il gruppo austriaco Verbund, storico socio nell’avventura energetica delle Compagnie Industriali Riunite, nei giorni scorsi ha deciso di mettere in liquidazione la controllata italiana in conseguenza all’azzeramento del valore della partecipazione in Sorgenia che è pari al 45,65%, mentre la holding dei De Benedetti ha in mano il 52,9 per cento.

Nella delibera anticipata dall’agenzia Radiocor e depositata il 18 dicembre 2013, lo stesso giorno in cui il capoazienda di Sorgenia incontrava le banche per ufficializzare le richieste ai creditori insieme al nuovo piano industriale, Verbund  chiarisce che la verifica del valore dell’attività (impairment) svolta sulla quota evidenzia “una perdita durevole del valore dell’investimento del gruppo nel settore energetico italiano”, che determina l’azzeramento del valore della partecipazione. Quest’ultimo, già a fine 2012 era stato ridotto da 654 a 152 milioni; l’ulteriore analisi (svolta in autunno) ha condotto a un provvedimento ancora più drastico. E questo in virtù della “elevata sovraccapacità presente nel mercato italiano”, del significativo calo della redditività degli impianti a gas e “delle previsioni macroeconomiche negative che porteranno a una minore domanda di energia in futuro”.

Anche da queste considerazioni nasce la volontà di non contribuire ad alcun eventuale aumento di capitale di Sorgenia, “una ricapitalizzazione alla cui partecipazione – precisano gli austriaci – Verbund Italia non è comunque tenuta stante la natura giuridica di società di capitali della partecipata”. Una formula, quest’ultima, con cui il gruppo austriaco prende chiaramente le distanze da eventuali oneri e impegni legati al risanamento di Sorgenia per la quale le stesse banche creditrici nei giorni scorsi hanno chiesto proprio uno sforzo economico anche dagli azionisti, anche se c’è chi la legge come una possibile mossa negoziale nell’ambito della trattativa con le banche creditrici per la ristrutturazione della partita debitoria da 1,7 miliardi di euro.

Verbund Italia, che deteneva come unico asset proprio la quota in Sorgenia è quindi finita in liquidazione dopo avere coperto con le riserve e il capitale tutte le perdite legate alle svalutazioni della società energetica e accumulate nel giro di soli 11 mesi, pari a 654 milioni. La capogruppo austriaca, nel proprio bilancio dei nove mesi, aveva comunque già rettificato per 396 milioni la quota in Sorgenia.