Un solo coro: “Napoli colera sei la vergogna dell’Italia intera“. E ancora: “Senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”. Cantano in centottanta. Pochissimi.  Sono ultras dell’Inter in trasferta allo stadio San Paolo di Napoli. E’ il 15 dicembre 2013, domenica sera. L’intonazione si ascolta quasi a fatica sommersa dal tifo azzurro. Però è costante. Dura buona parte della partita. Risultato: il giudice sportivo ieri ha deciso di chiudere la curva dell’Inter per due turni. Decisione in linea con la nuova politica di contrasto al razzismo. Decisione, forse, miope, visto che il primo turno di squalifica riguarda il derby con i cugini milanisti, i quali non hanno perso tempo e attraverso i canali riservati al tifo organizzato hanno già fatto arrivare la loro solidarietà ai capi della curva Nord. Di più: se entro domenica, il ricorso della società nerazzurra non andrà a buon fine, c’è la probabilità molto concreta di assistere a una stracittadina con le due curve svuotate e gli ultras radunati nel piazzale antistante lo stadio Meazza. Con altissimi rischi per l’ordine pubblico.

L’appuntamento per decidere la strategia è fissato questa sera nei bar vicini allo stadio. Qui si incontreranno i capi delle due curve. La notizia, naturalmente, è già arrivata sul tavolo della Digos. Ad ora in via Fatebenefratelli si attendono gli sviluppi. “Ma certo – racconta un investigatore – il rischio per l’ordine pubblico è concreto”. Chi la piazza la conosce da dietro una casco della celere immagina questo scenario: gli ultras manifesteranno tra il Baretto e piazzale Axum, insieme interisti e milanisti, ci saranno cori d’insulti per chi entra allo stadio perché cosi facendo non solidarizza con la tifoseria organizzata. Oltre, però, non si dovrebbe andare. Soprattuo dalla parte milanista, visto che il nocciolo duro daella curva Sud, nato sulle cenere della Fossa dei leoni, confluita in parte nel gruppo dei Guerrieri Ultras, ha gli occhi puntati addosso dopo i sei olandesi accoltellati prima di Milan-Ajax di Champions League. Tra i feriti anche un disabile.

Questo il quadro. Che qualcuno ben addentro alle dinamiche curvaiole aveva già previsto qualche mese fa, tratteggiando, così, una strategia premeditata per far saltare il sistema-stadi. E del resto, solidarietà e alleanza tra i capi ultras milanesi era andata in scena nell’ottobre 2013 sulla tv Sportitalia durante una trasmissione sul tema: razzismo negli stadi. In studio erano ospitati, tra gli altri, Luca Lucci, capo pro tempore della curva Sud in sostituzione del leader dei Guerrieri Ultras Giancarlo Lombardi, alias Sandokan, coinvolto in un’inchiesta per riciclaggio e condannato in Appello a tre anni per aver tentato di estorcere la società della Milan. Lucci è noto alle cronache per aver partecipatao al pestaggio di un componento del gruppo di tifosi nerazzuri denominato Banda Bagaj avvenuto all’interno dello stadio (primo anello blu) prima del derby del 17 febbraio 2009. Durante la rissa, scatenata dopo che qualcuno strappò uno striscione di plastica della curva milanista che pendeva dal secondo anello, fu ferito Virgilio Motta. Pugni e calci che gli fecero perdere l’occhio e lo getterano in un profondo stato di depressione che lo portò al suicidio. Motta s’impiccò a casa sua nel 2012. Per quei fatti (il pestaggio) Lucci fu condannato in primo grado. Il processo dispose anche una provvisionale di 140mila euro per Motta. In aula, al termine della sentenza la moglie di Lucci gridò: “I 140 mila euro te li devi spendere tutti in medicinali, maledetto infame”. 

In studio oltre a Lucci, anche Ginacarlo Capelli, alias Barone, volto storico della tifoseria milanista. Capelli nel 2007 come Lombardi fu coinvolto nell’inchiesta della Procura di Milano sulla tentata estorsione al Milan. Da quell’indagine Capelli uscì senza pendenze durante la celebrazione del primo grado. Accanto a lui, durante la trasmisisone, oltre a Matteo Pisoni e Franco Caravita (capi della curva Nord nerazzurra), c’era il leader dei Viking della Juve Loris Grancini. Campione di poker, Grancini, pur gestendo la curva bianconera, orchestra i suoi affari da Milano nella zona di via Venini. Negli anni Novanta fu coinvolto in una sparatoria tra bande rivali in viale Faenza a Milano. In quel far west metropolitano si affrontarono una batteria di slavi del Corvetto e gente legata a Cosa nostra. Grancini stava con gli italiani e se la cavò con un ferita alla testa.

Era un mese fa, oggi quell’alleanza contro la nuova politica dell’antirazzismo negli stadi rischia di rinsaldarsi ulteriormente e questa volta non in un salotto televisivo, ma in piazza, davanti allo stadio, mentre le famiglie stanno facendo la file per entrare al Meazza e con le ceneri ancora ben calde della protesta dei Forconi che in questi giorni ha portato in piazza l’estrema destra e gli ultras.