Il suo nome è Mercedes Lourdes Frias ed è nata 51 anni fa a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana. Ha una laurea in geografia e una lunga esperienza nel lavoro associativo, in particolar modo legato ai diritti dei migranti e delle donne e ai rapporti nord-sud del mondo.
Dal 1990 vive a Prato e dal ’92 inizia a occuparsi di mediazione culturale a Firenze, lavorando nelle scuole con progetti di educazione e antirazzismo e tenendo delle lezioni per il master sull’Immigrazione all’università Ca’ Foscari di Venezia.

Dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana “nel 2004 vengo nominata assessore nel comune di Empoli – spiega Mercedes – e nel 2006 vengo poi eletta alla Camera dei deputati con Rifondazione comunista durante il secondo governo Prodi: una legislatura durata meno di due anni e in cui pochissime delle proposte di legge venute dai parlamentari sono state approvate”.

Mercedes Frias è la prima donna nera eletta nel parlamento italiano e oggi è la presidente di Prendiamo la parola, l’associazione nazionale per i diritti degli immigrati, profughi e richiedenti asilo fondata nel dicembre del 2012.

“Prima di questo progetto – afferma – facevo parte di un comitato di migranti in cui col tempo è nata l’idea di creare uno spazio in cui trattare e approfondire i problemi legati al tema, anche per cercare di dargli visibilità intervenendo sul dibattito pubblico. Oggi siamo 70 migranti, tutti attivisti e militanti con storie, età e nazionalità diverse. Fra le iniziative organizzate abbiamo per esempio creato un incontro sui media e la stampa a cui ha preso parte anche la ministra dell’Integrazione Cécile Kyenge. Poi il laboratorio di formazione antirazzista Ma che razza di discorsi! e a settembre abbiamo proposto un ciclo di incontri con Bill Fletcher Jr, attivista e scrittore conosciuto a livello internazionale.

La prima assemblea organizzata con organizzazioni antirazziste (associazioni, sindacati, partiti, comunità religiose) è stata chiamata Nella stessa barca – prosegue Mercedes – proprio perché volevamo evidenziare quanto siamo consapevoli di stare in un contesto dove non ci siamo solo noi, e dove il tema immigrazione dovrebbe essere una delle tante questioni che l’Italia e l’Europa dovrebbero affrontare. In questo paese è stata creata una legislazione parallela per gli stranieri, che si muove a fianco di quella riconosciuta per gli altri cittadini. È come se si fosse creato un nuovo essere umano, con diritti dimezzati ma pari doveri. Una legislazione figlia di falsi ideologici, su cui la politica ha speculato tanto, a volte persino vincendoci le elezioni.

Inoltre – continua – vorremmo migliorare le condizioni di accoglienza, soprattutto per quelle persone che fuggono da situazioni di guerra o scarso rispetto dei diritti umani. Profughi o rifugiati politici teoricamente tutelati da accordi internazionali, che dovrebbero avere il diritto a essere accolti con dignità e rispetto. Vorremmo che l’Italia investisse in accoglienza, cercando di non ridurla a una questione emergenziale, anche perché non ne beneficerebbero solo i migranti ma l’intera comunità, come dimostra il caso della Locride“, dove alcuni comuni in provincia di Reggio Calabria hanno creato un progetto di accoglienza e collaborazione con i tanti profughi sbarcati sulle loro coste, con notevoli vantaggi per l’intera collettività. E soprattutto andando oltre il terribile modello rappresentato nel recente servizio del Tg2 al centro di accoglienza di Lampedusa.

Dopo l’incontro con la ministra Kyenge, Mercedes Frias è convinta della validità della strategia politica del nuovo dicastero dell’Integrazione: “C’è la consapevolezza di dover semplificare la legislazione per risolvere i numerosi cavilli burocratici che rendono interminabili le attese per il riconoscimento della cittadinanza o del permesso di soggiorno. La speranza è che la ministra riesca ad agire nonostante lo scarso margine di libertà, comunque limitato dal fatto che il suo ministero di riferimento è quello dell’Interno, che ancora tratta l’immigrazione come una questione di ordine pubblico e sicurezza“.

“Un’altra importante questione di cui abbiamo discusso con la ministra Kyenge – conclude Mercedes – riguarda la sovrattassa sul permesso di soggiorno (da 80 a 200 euro, ndr), voluta dal decreto Tremonti-Maroni del 6 ottobre 2011 ed entrata in vigore durante il governo Monti nel gennaio del 2012. Un provvedimento anti-immigrati nato da un accordo del governo Berlusconi con le Poste italiane a inizio 2006, senza alcuna ragione plausibile ma solo finalizzata a fare cassa. Perché è normale che ci siano delle spese per avere un permesso di soggiorno, così come si paga per fare il passaporto, ma questa sovrattassa è veramente insostenibile. Una famiglia può trovarsi a pagare anche 400 o 500 euro solo per il rinnovo, praticamente annuale data la drastica riduzione della durata del documento dall’entrata in vigore della legge Bossi-Fini. Altro che Imu…”.