Non so quanto possa servire firmare l’ennesima petizione on-line, ma ancora una volta l’ho fatto. Le battaglie ambientaliste sono sempre per tappare i buchi, non per ampliare la tutela del territorio. Non ce ne lasciano il tempo.

Questa volta tocca al parco regionale Sirente-Velino, in Abruzzo, di cui si vorrebbero ritoccare i confini. Proposta del consigliere regionale di centrodestra Luca Ricciuti, in pochi giorni, grazie alla sua iniziativa, balzato all’onore delle cronache. E dire che il programma di governo della sua coalizione così recita: “La nostra è la regione dei parchi, che nel futuro dovranno essere dotati di maggiori risorse economiche ed umane. I tre parchi nazionali ed il parco regionale, vero vanto del nostro territorio, dovranno essere messi in rete tra loro, con le riserve Regionali e con i Siti di Interesse Comunitario.”

Detto fatto, ecco la proposta della maggioranza di ridurre proprio una di quelle aree protette stralciando la bellezza di circa 4.000 ettari, e mettendo tra l’altro a rischio orsi, lupi e grifoni.

Cosa c’è dietro, ci domandiamo. Speculazioni edilizie? Campi da sci? Cacciatori? Siamo in Italia, le opzioni sono queste. E dire che anche a voler fare un tristissimo discorso banalmente economico, la tutela della natura paga anche in termini economici. Perché prendersi la responsabilità di distruggere il verde per lasciare posto al grigio ed al nero? O al rosso del sangue?

Adesso che scrivo le firme hanno raggiunto e superato le 150.000. In poco tempo Ricciuti si è fatto 150.000 nemici.